Morire di musica

Avevo 13 anni quando andai al mio primo concerto. Non sapevo cosa aspettarmi, ero emozionata, avevo comprato il biglietto mesi prima, scelsi persino con cura cosa indossare: per me era una festa anche perché avevo scelto con cura il cantante da “omaggiare” con la mia presenza.

Era il mio preferito, cantava i buoni sentimenti, la bellezza dell’amore, della dolcezza, della tenerezza e per me era bellissimo e “fichissimo”. Cantai, urlai e ballai tutto il tempo commuovendomi pure nel sentire le mie canzoni preferite, quelle che urlavano nel mio cuore e tuttora, nonostante sia passato un po’ di tempo, ricordo l’emozione, ma anche i suoni, gli odori, le facce di chi era vicino a me.

Da allora di concerti ne ho visti tanti, ognuno ha lasciato una traccia dentro di me e soprattutto un dolce ricordo. Perché la musica è stare insieme, divertirsi, sognare e lottare “urlando contro il cielo” contro le brutture del mondo che resta fuori da quel perimetro incantato. Il sogno finisce con l’ultima nota, ma lo sprazzo di vita che la musica ha dato resterà per sempre in fondo al cuore e aiuterà ad andare avanti in attesa della prossima “Notte di note”.

Quanto è accaduto a Corinaldo ha distrutto tutto questo. Anni fa, novembre 2015, fu il Bataclan a rompere l’incantesimo, a far capire che di musica si può morire, ma in quel caso almeno ci si poteva arrabbiare con l’odio, coi terroristi, con la violenza cieca e l’intolleranza, se chi ascolta musica diventa un nemico e un ”infedele” da abbattere. In questo caso non si sa con cosa prendersela, contro chi scagliarsi ed è da giorni che si susseguono notizie contrastanti: erano stati venduti troppi biglietti, i giovani dentro erano ubriachi e drogati, la manutenzione del locale lasciava a desiderare, addirittura pare che il trapper Sfera Ebbasta fosse un’esca e che in realtà non sarebbe mai arrivato. Di chi è la colpa?

Davanti a delle giovani vite spezzate non c’è responsabilità che tenga, non ci sono colpe e pene sufficienti per aver negato il futuro non solo a quei ragazzi, ma con loro alle loro famiglie e a tutta la società. Episodi come questi devono almeno farci capire che nessuno è inutile e che ogni vita che si spegne o non nasce manca come una foglia sull’albero della vita. Fa però pensare che alle due di notte dei giovani di 14–16 anni si trovassero in quella discoteca, ancora in attesa dell’inizio del concerto del trapper.

Il fatto è che oggi non c’è più magia, tutto viene inghiottito nel vortice della routine, niente è conquistato, niente è desiderato, tutto è dovuto. Siamo davanti ad una gioventù che deve fare bungee jumping per sentirsi viva, che fa le gare con le auto per la strada uccidendo un povero netturbino. E che beve e usa droghe, perché la vita è altrove, non è questo anonimato che ci rende tutti uguali.

Nell’adolescenza si ha bisogno di esprimersi, di capire chi si è, ma in questa società abbiamo tutti la stessa divisa e, anche tra i giovani, chi vive in modo differente è bullizzato perché diverso, perché fragile, sensibile e attento alla vita. Sfera Ebbasta, come molti trapper, canta la verità della vita, canta che per vivere ci vuole il successo, tante donne, la BMW e i soldi, basta ascoltare il suo ultimo successo. Ma lui comunica solo la realtà che vede e che gli adulti stanno lasciando ai giovani: un mondo in disfacimento, in cui sembra di avere tutto e in realtà non si ha niente, perché si è persa la propria interiorità e la propria identità. S

tanno cadendo di nuovo le mura dell’Impero Romano e stanno arrivando i barbari, ma in questo caso i barbari sono i disvalori con cui camminiamo e che stanno nutrendo, purtroppo, le giovani generazioni. Le luci si accendono su ogni vita, perché ogni vita, come insegna Erving Goffman, è vissuta sul palcoscenico, a luci accese, ma non sappiamo più cosa stiamo a fare sul palco, perché siamo lì, qual è il nostro ruolo perché ci sembra di interpretare tutti lo stesso.

Facciamo che i nostri giovani tornino a sognare, a lottare e che la musica possa aiutarli a farlo mettendo nel loro cuore valori, sogni e motivazioni. Auguro a tutti i giovani di sognare come sognai io a 13 anni, in una fresca serata di settembre che però si concluse verso le 23,30. Il concerto però continuò per molto tempo, forse per sempre, nei miei sogni e nel mio cuore.


Claudia Culiersi, giornalista, conduce la trasmissione informativa musicale Music Box insieme a Lucia Marches, in onda su Ciao Radio la domenica dalle 9.30 alle 10.30.

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