Giocare con l’amore ai tempi di internet

Il nuovo film di Assayas è Il gioco della coppie, in francese Doubles vies, che forse è più indicato. La  doppia vita è quella sentimentale dei personaggi che si barcamenano tra più relazioni e non si rendono conto che anche il partner fa altrettanto, compreso chi ha relazioni bisex, e la doppia vita è quella che permette a tutti noi la tecnologia.

Assayas ci consegna un film molto francese, intellettuale, in cui però l’intellettualismo è solo il piano superficiale; in realtà il film parla del futuro di tutti noi e si interroga su cosa sarà dell’umanità con l’avvento della tecnologia che sconvolge il nostro modo di fare le cose. Tutti i personaggi hanno a che fare con l’editoria e i new media e rappresentano lo scontro descritto da Umberto Eco tra apocalittici e integrati. C’è infatti chi crede nel futuro della tecnologia, crede che tutto sarà tecnologizzato, anche libri e giornali, ed è pronto a cogliere le opportunità che questo porterà. Altri, invece, non credono che questo accadrà, pensano che l’editoria come la si conosceva resterà sempre, anche se sarà affiancata da nuovi modelli di comunicazione e distribuzione. Il discorso però va oltre l’editoria e c’è l’amara considerazione che tutto questo sembra portare verso un futuro nel quale saremo tutti soli davanti ad uno schermo.

Chi e perché sembra volere questo?

I personaggi paiono muovesi già in un deserto umano: sempre di corsa, raramente veramente con qualcuno e raramente davvero soli. Sono impauriti, presi da tutt’altro rispetto a ciò che stanno facendo, tra risultati di vendite, sondaggi e impegni. Anche se è la parola la vera protagonista, essa pare vuota, i dialoghi sono molto intellettuali e difficilmente profondi e personali (sempre che non si voglia leggere come personale il commento ad un’analisi di mercato o ad un saggio), per questo le coppie vanno in crisi; l’alternativa però non è più brillante di quanto si ha già. Ecco allora cosa ci toglie la tecnologia: noi stessi. Anche l’amore, massima espressione della nostra umanità, diventa un gioco, spesso ridotto a un cumulo di parole (di nuovo la parola) dette o taciute, che creano malintesi.

Oltre alla parola, la protagonista è la paura, che accomuna, in maniera diversa, tutti i 5 personaggi: paura di non poter più scrivere, paura di essere tradite (nel momento in cui, però, si sta tradendo), paura del futuro. Assayas sembra dirci che l’inconsistenza che porta la rete sta davvero invadendo anche le nostre vite, fatte di nulla. Anche la militante di sinistra alla fine si arrende al fatto che il politico che segue con entusiasmo e fiducia adolescenziali, in realtà è come tutti gli altri: cerca di ottenere soldi e potere, si fa beccare con una prostituta, e pare altamente disinteressato alle battaglie che dovrebbe condurre.

In tutto questo ci si interroga anche sul ruolo dello scrittore e dello scrivere. Non solo ci si chiede se sarà ancora come lo si conosce, ma la scrittura sembra quasi spaventare perché qualcosa di troppo personale. Lo scrittore presente tra i protagonisti scrive di se stesso, di quello che vive perché, a suo dire, non potrebbe scrivere di altro, ma il suo editore si è ormai annoiato, gli paiono tutti libri simili e lo invita a sperimentare. Allora, cosa vuol dire scrivere?

Si tratta dunque di un film noioso? Assolutamente no. Per tutto il tempo si sta vigili, ci si diverte e intanto si riflette e quando si usa il cervello è certo che non ci si annoia. Non solo: il film apre più argomenti su cui riflettere, quindi siamo davanti ad una di quelle pellicole che non si esauriscono con la parola “FINE” sullo schermo. Lo spettatore diventa il sesto protagonista e pare che alla fine i personaggi chiedano a noi il nostro parere dopo aver ascoltato i loro. Ma c’è anche la commedia sentimentale, con gli incroci delle coppie che fanno tanto commedia italiana degli anni Settanta, con doppi sensi, malintesi, eppure il film resta elevato e raffinato.

Unica pecca, una scena davvero di cattivo gusto, non solo perché descrive abbastanza platealmente un rapporto sessuale, ma perché tale rapporto è assolutamente gratuito all’interno della storia. Per il resto il film scivola via leggero e impegnato come solo un bel film francese sa essere, con il connubio di commedia e riflessione, amore e letteratura: noblesse oblige.


Claudia Culiersi, giornalista, conduce la trasmissione informativa musicale Music Box insieme a Lucia Marches, in onda su Ciao Radio la domenica dalle 9.30 alle 10.30.

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