Caro amico ti scrivo…

Caro Lucio,

Sono ormai 7 anni che ci hai lasciato, ma per fortuna il tuo non è stato un addio e nemmeno un arrivederci perché tu sei sempre con noi, attraverso la tua musica. E allora mi piace dirti solo che “siccome sei molto lontano più forte ti scriverò”.

Sei (non eri) un artista amato in tutta Italia e in tutto il mondo, ma noi bolognesi abbiamo sempre avuto con te un rapporto speciale, perché tu hai amato la nostra città, l’hai cantata in tanti modi, descrivendo la nostra “Piazza Grande”, che è in realtà la piazza del nostro cuore che cerca affetto e libertà, e in “Dark Bologna” hai persino citato Altero, che ha esposto una targa col verso della canzone e un grande Grazie.

Hai fatto conoscere a tutti i nostri portici, che meriterebbero di diventare patrimonio dell’umanità, il fascino della notte in via Indipendenza; tutto in te parlava di Bologna, e forse anche tu, se non fossi nato qui, saresti stato diverso. Oggi la gente per la strada chiede dov’è la tua casa, o meglio quella di Domenico Sputo, come ti eri camuffato nel campanello: vivere in via D’Azeglio non è stata per te una scelta d’élite, ma un modo per essere davvero al centro della città e del tuo cuore.

La città ti ha ricambiato innanzitutto con l’affetto dei bolognesi, ed anche con la laurea honoris causa in lettere all’Alma Mater. Ricordo ancora quando, in occasione della presentazione di un tuo tour, ebbi l’onore di venire a casa tua. Salii le scale emozionata, perché nessun artista aveva mai concesso interviste in casa propria e ricordo il grande tavolo di legno attorno al quale ci facemmo una chiacchierata. Entrava la luce e si sentivano i rumori della città, io mi guardavo attorno ed ero circondata dalla bellezza, anche se, devo ammetterlo, in certi casi un po’ kitch.

I tuoi primi tentativi di entrare nel mondo della musica non furono molto felici, ci volle del tempo perché il pubblico e la critica riconoscessero in te il grande talento che sei. Addirittura la RAI bocciò un tuo provino definendoti stonato! Vorrei che la tua storia fosse un monito per tanti discografici che oggi non aspetterebbero certo il successo di un giovane talentuoso per quasi dieci anni, pubblicandogli sei dischi che quasi nessuno compra; vorrei che dalla tua storia capissero che il talento va coltivato e aiutato veramente, senza voler un immediato ritorno economico.

Cantavi dagli inizi degli anni Sessanta, ma solo nel 1971 sul palco del festival di Sanremo cantasti “4/3/1943”, una delle canzoni più belle della nostra musica e così autobiografica, anche se le parole furono scritte dalla tua amica Paola Pallottino. Racconta la tua vita che tu vedevi come una favola e d’altronde chi ti conosce bene dice che sei sempre rimasto come un bambino, capace di sognare e di inventare. Da allora la tua vita con la musica e con il pubblico non si è mai fermata e hai potuto dare sfogo a tutta la tua creatività. Dalla musica pop sei passato al jazz trasformando i tuoi brani in jam session in occasione di uno speciale concerto nel caldo del maggio bolognese, mentre la città ospitava la Madonna di san Luca. Non contento hai messo in scena la Tosca, facendone una grande opera lirico – pop e hai iniziato a collaborare col nostro teatro comunale con Pierino e il Lupo e l’Enzo re, nato per festeggiare la nomina di Bologna a capitale europea della cultura. D’altronde è grande il tuo amore per la lirica, in particolare per Enrico Caruso: ti è bastato entrare, per un magnifico scherzo del destino, nella camera dove il tenore passò i suoi ultimi giorni per creare quel capolavoro che è “Caruso”, che è una poetica unione tra pop e lirica, perché non esiste musica alta e musica bassa, ma solo musica bella e musica meno bella.

Sei stato anche conduttore televisivo con La bella e la bestia, un programma che, col suo sguardo innocente e visionario, ti rappresentava. In mezzo, tanti viaggi, tanti sogni, che tu hai fatto e hai regalato a tutti noi e parecchie collaborazioni con i tuoi cari amici. “Ma come fanno i marinai” nacque dopo un buon pranzo, quando tu e Francesco De Gregori vi metteste a suonare, quasi per gioco, per digerire. E invece da lì nacque una canzone e da questa un tour che segnò la storia della nostra musica. Infatti, senza Banana Republic  e i vostri successi negli stadi (correva l’anno 1979) non avremmo avuto i tour trionfali di Claudio Baglioni, Vasco Rossi, Ligabue, perché fino ad allora la musica non era per gli stadi, e soprattutto non aveva cittadinanza negli stadi quella dei cantautori.

Quasi dieci anni dopo, l’incontro felice con il tuo vecchio e caro amico Gianni Morandi per il quale avevi scritto alla fine degli anni Sessanta “Occhi di ragazza”. Il tour che vi vide insieme fu una gara di bravura tra di voi, ma anche una storia di amicizia profonda, nata sotto i portici. Forse Morandi non ti ha perdonato di avergli scippato “Piazza Grande”: doveva cantarla lui, era tutto pronto, ma tu te ne innamorasti e non volesti abbandonare la tua creatura. Il tour DallaMorandi aiutò Gianni ad uscire da un periodo professionalmente non facile, ma non è il solo che hai aiutato. Hai creato gli Stadio, dicendo a Curreri e agli altri, che all’epoca erano i tuoi musicisti: “O vi mettete in proprio o io non vi voglio più a suonare con me!”.

Luca Carboni attese dietro ad un muro di Vito di vedere la tua reazione davanti al foglio che il suo amico cameriere ti aveva dato: erano versi di una canzone, tu leggesti con calma e lo avvistasti dietro la colonna, ti avvicinasti e gli dicesti: “Vieni domani, vediamo come gira!”. Samuele Bersani ad un tuo concerto ti lanciò una cassetta (sembrano passati secoli!): era “Il mostro” e credeva ad uno scherzo quando il giorno dopo squillò il telefono e tu semplicemente dicesti:”Sono Lucio. Bravo!”.

Da ultimo, proprio poche settimane prima di lasciarci eri sul palco del festival di Sanremo per PierDavide Carone, profondo e giovane cantautore nel quale credevi molto. A Sanremo 2018 il tuo caro amico Ron (l’autore di “Piazza Grande” e “Attenti al lupo”) ti ha portato sul palco cantando una tua canzone che era rimasta nel cassetto e che porta in ogni nota e in ogni parola la tua firma. Ho dimenticato qualcosa? Certo! La tua vita ne riassume almeno dieci, e questo spazio è troppo breve per riassumerla tutta, ma non mancheranno altre occasioni per raccontare ciò che oggi ho taciuto.

Mi faccio tramite nel dirti grazie per tutto quello che ci hai lasciato.


Claudia Culiersi, giornalista, conduce la trasmissione informativa musicale Music Box insieme a Lucia Marches, in onda su Ciao Radio la domenica dalle 9.30 alle 10.30.

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