Bologna città rosa

Mio padre non si perde una tappa del Giro d’Italia, soprattutto quelle di montagna perché dice che sono più spettacolari e che lì si decidono spesso le sorti del Giro. Non ho mai seguito questa sua passione, ma istintivamente ho pensato che la partenza del Giro da Piazza Maggiore fosse un evento e che non potevo perdermelo anche se io e lo sport siamo agli antipodi. Ho fatto bene: ho passato una bellissima giornata.

Già la mattina tanta gente si affollava per le vie del centro e il nostro famoso Crescentone si riempiva di stand, musiche e colori. Col passare del tempo l’animazione è cresciuta, la gente è aumentata e la bella giornata di sole ha aiutato a rendere tutto più divertente e piacevole. Ho percorso via Indipendenza  invasa dalle ammiraglie e dalle auto degli sponsor che sembravano piccoli carri di Carnevale, con gli stemmi e i colori dei prodotti. Da via Righi ho visto, per caso, arrivare i corridori diretti verso la piazza in sella alle bici con già la gente che li attendeva e urlava. In piazza tutti a divertirsi con giochi, musiche, possibilità di farsi i selfie.

In ogni stand c’erano file, gente ammassata che guardava curiosa, cantava o giocava. Negli stand venivano regalati (o vinti con semplici giochini) i gadget della corsa e in poco tempo gli appassionati si riconoscevano perché avevano qualcosa di rosa in mano o addosso; c’era anche il kit del Giro che comprendeva maglietta e cappellino rosa. Mi sono appostata in via Rizzoli al momento della partenza: lo spazio era poco, e tanta gente premeva contro le balaustre per vedere meglio, ma anche chi non era ben posizionato poteva rendersi conto di cosa stava succedendo perché la gente in prima fila (i veri appassionati, fermi lì da ore) urlava e scandiva nomi e incitamenti. Mentre stava partendo Nibali in un tripudio di foto, applausi e  urla, si distingueva. “Vincenzo! Vincenzo!”.

Il Giro unisce, è una grande festa popolare alla quale tutti sono invitati e sembra di tornare a tanti anni fa, forse anni migliori e più promettenti, quando il Giro si seguiva in radio e si attendevano le imprese di Bartali e Coppi. Oggi le strade sono asfaltate, le bici hanno i cambi, il pubblico può fare i selfie, e se non si può essere presenti, si può seguire la tappa in televisione o su Internet, persino sul cellulare, ma il gusto del Giro non cambia, la gara non perde il suo lato umano. Si sta ancora dietro alle transenne per delle ore pur di vedere passare il proprio beniamino, magari solo per una frazione di secondo, si fanno cartelli, si scrivono incitamenti sull’asfalto esattamente come allora. Soprattutto si sta insieme, ci si conosce, si condivide una festa per il solo gusto di esserci. Pareva ancora di sentire la voce che dice: “Un uomo solo al comando, è della Bianchi, è Fausto Coppi!” su strade polverose e con biciclette essenziali, come ai “bei” tempi.

A Bologna c’era gente da ogni dove: spagnoli, inglesi, persino cileni e americani, i negozi del centro erano pieni, ma tutti parlavano la stessa lingua con la voglia di divertirsi in maniera sana e di stare bene insieme. Peccato che negli ultimi anni anche questo baluardo di uno sport vero, sano, di sacrificio, sia stato attaccato da comportamenti colpevoli che, in nome di un momentaneo ed effimero successo, rischiano di mettere in discussione un intero mondo. Tutti, i professionisti per primi, dovrebbero opporsi, se vogliono che resista non uno sport o una gara, ma un sogno. Quello di chi ha passato la notte tra venerdì e sabato accampato sulla temutissima curva delle Orfanelle, quello di chi di prima mattina era già davanti alle transenne in via Rizzoli, quello di chi, davanti alla televisione, fa il tifo e impara a conoscere le meraviglie d’Italia, anche di quelle che non vedrà mai di persona. Non distruggiamo uno degli ultimi sogni che abbiamo, lottiamo per mantenerlo.

Mi è rimasto in testa il ritornello della sigla dei commenti alla tappa di una vecchia edizione del Giro che recitava: “Che fortuna c’è il Giro d’Italia che passa domani sotto casa mia, Puoi vederlo dalla mia finestra, sta passando di qua!” che riassume bene l’allegria, il piacere, la serenità che il passaggio della “carovana rosa” dà. Anche Bologna è diventata rosa, si è stati una giornata tutti in una grande famiglia e questo non ha davvero prezzo.

Chissà quando il Giro ripasserà da Bologna, chissà quando la nostra città avrà l’onore di essere la prima tappa: intanto tutta la città si è goduta questa festa semplice e pulita, come la storia del vincitore Primoz: sciatore, dopo un incidente iniziò ad andare in bicicletta come aiuto nella riabilitazione, vide che era bravo, gli piaceva, e, dopo essere stato un campione degli sci, è diventato un professionista del ciclismo. Sono storie che insegnano tanto, mentre il cielo era rosa su Bologna.


Claudia Culiersi, giornalista, conduce la trasmissione informativa musicale Music Box insieme a Lucia Marches, in onda su Ciao Radio la domenica dalle 9.30 alle 10.30.

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