Come una danza nell’infinito: Raf e Tozzi in concerto

Quando si uniscono due protagonisti della musica, sul palco da tanti anni e con tanti successi, è facile che il concerto diventi anche un tuffo nella memoria e nei ricordi personali. Così è stato del concerto di Raf e Tozzi che è arrivato a Bologna per due ore e mezza di musica ed emozioni.

I due artisti hanno dimostrato grande unità, ma hanno sottolineato pure le differenze che ci sono tra loro, a partire dall’abbigliamento: Tozzi in look casual elegante con pantaloni e camicia scuri, Raf in tuta scura (mi è parsa verde scuro), scarpe da ginnastica bianca e cappellino con visiera. La scelta è stata quella di uno spettacolo frizzante e rock, dall’inizio con “Il Battito animale” alla fine con “Gloria” passando per “Self Control” che ha trasformato l’Unipol Arena in una discoteca degli anni Ottanta con tanto di mirror ball a rifrangere la luce psichedelica.

Il pubblico sotto il palco cantava, urlava e soprattutto ballava senza risparmiarsi e questa partecipazione (in barba ai divieti e alle regole) ha reso lo spettacolo ancor più magico per tutti. Proprio sotto il palco ho anche incontrato Red Ronnie intento a riprendere gli artisti e il pubblico. Il pubblico è stato molto coinvolto, in modo anche inaspettato.

All’improvviso è calato il buio in sala ed è partita una musica che, nell’oscurità, era sempre più riconoscibile come “Si può dare di più”. Quando il brano è iniziato le luci si sono accese e hanno mostrato Raf e Tozzi proprio in mezzo all’Arena tra il pubblico, mentre cantavano percorrendo tutto il perimetro della sala senza lesinare strette di mano e persino selfie. Inutile dire che non si poteva fermare l’onda del pubblico che li voleva seguire attraverso la platea, così dietro di loro si è formata una sorta di allegra processione che ben rappresentava il senso del brano, la necessità di unirsi per il bene. È stato tutto talmente coinvolgente ed emozionante che tuttora mi chiedo se a seguire gli artisti fosse il pubblico o degli attori! Raf ha parlato più di Tozzi, facendosi portavoce del duo, comunque le parole non sono state molte.

Raf ha ricordato suo figlio e la canzone scritta pensando a lui e persino il suo primo incontro con la moglie Gabriella Labate. Faceva le prove di un programma televisivo e doveva cantare proprio un brano di Tozzi, “Dimentica”,  in platea c’era solo quella ragazza che lo guardava: quello sguardo gli fece fare le peggiori prove mai fatte e lo emozionò per il resto della vita. Sono tante le canzoni che Raf ha scritto per Tozzi: “Si può dare di più”, “Gli altri siamo noi” ,“Gente di mare” fino all’ultimo singolo “Come una danza”. Tozzi si è detto orgoglioso di aver portato Raf a scrivere e cantare in italiano dopo gli inizi anglofoni, perché in caso contrario avremmo perso dei testi poetici e importanti, mentre Raf ha riflettuto sulla necessità di unirsi come esseri umani. Visto che il discorso virava troppo verso le politica, Tozzi ha chiesto al collega: “Ma quando abbiamo provato, chi, a questo punto, era a destra e chi a sinistra?” e Raf ha risposto: “Boh! Tanto destra o sinistra è lo stesso, siamo tutti in un sottomarino giallo!” e, a sorpresa, è partito l’omaggio ai Beatles con “Yellow Submarine” che tutti hanno cantato battendo le mani.

Al di là dello spettacolo e dell’innegabile qualità della musica ascoltata, ciò che ha reso i presenti così partecipi è stato il mare di ricordi che ogni nota suscitava e devo dire che anch’io in più di un’occasione mi sono rivista davanti alla mia amata radio mentre ascoltavo quei brani nel momento della loro uscita e mi sono rivista a scuola, all’università, col primo amore, tanto che non posso sbagliare l’anno di pubblicazione di un brano perché immediatamente rivedo me stessa all’epoca e questo è successo un po’ a tutti gli intervenuti. La poesia dello spettacolo è stata data anche dall’alchimia tra gli artisti e dalla loro partecipazione e semplicità. È stato bello esserci e condividere musica, sogni e ricordi, perché “spesso la musica mi prende un mare” (Baudelaire).


 

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