Biografilm Festival, un magistrale Fabrice Luchini protagonista di due pellicole da non perdere

Fabrice Luchini con il premio Celebration of Lives.

Si chiude con ottimi risultati la XV edizione di Biografilm Festival, insieme al capitolo Andrea Romeo, fondatore e direttore artistico che per anni ha guidato la rassegna cinematografica dedicata alle biografie e al cinema documentario. A prendere il timone sarà Leena Pasanen che lavorerà da subito alla prossima edizione prendendone poi ufficialmente la direzione nel 2021.

Tanti gli ospiti presenti, molto varia la selezione dei film ed interessante il corposo spazio riservato al cinema francese grazie alla collaborazione con UniFrance e, a tal proposito, uno dei grandi protagonisti di questo Biografilm è stato indubbiamente Fabrice Luchini, brillante attore francese di origini italiane (il padre Adelmo era originario di Assisi) protagonista di straordinari film come Molière in bicicletta (2013) e La Corte (2016).

Locandina Le Mystère Henry Pick.

L’attore, presente alla kermesse per le anteprime italiane di Le Mystère Henri Pick, a cui poi è andato il premio della giuria CITEM, e Alice et le Maire, due film che usciranno nelle sale durante la prossima stagione, nella serata di venerdì 14 giugno 2019, all’Oratorio di San Filippo Neri di Bologna ha ricevuto il Celebration of Lives, il riconoscimento che Biografilm Festival dedica ai grandi narratori contemporanei.

“Il popolo italiano è un popolo sublime” ha più volte ripetuto, “culturalmente intatto nonostante gli eventi”, facendo chiaramente riferimento alla situazione politica italiana e internazionale, senza però entrare troppo nel merito.

Fiero delle sue origini italiane, che non manca di sottolineare nelle varie occasioni di incontro, Luchini ha lusingato il pubblico di Biografilm dichiarando apertamente la sua ammirazione verso l’Italia e gli Italiani e il suo rammarico per essersi rifiutato in gioventù di imparare la lingua del padre.

Senza concedere del tempo per delle domande, l’istrionico attore francese ha imbastito un monologo frizzante allietando il pubblico a colpi di battute esilaranti, accentuate dalla sua mimica facciale inconfondibile.

Ironico, schietto, pieno di ardore e di fascino, la sua singolare personalità artistica gli è valsa la prestigiosa Coppa Volpi come miglior interpretazione maschile in La Corte di Christian Vincent alla 72° Mostra del Cinema di Venezia.

“Cos’è un francese? Un Italiano di cattivo umore” ha poi aggiunto citando il poeta ed intellettuale Jean Cocteau, con una verve e una voce squillante da far invidia, facendo riferimento alla genialità che accomuna il popolo italiano a quello francese.
Ha poi anche ricordando simpaticamente l’incontro con il regista Nanni Moretti che, a detta sua, indossava sempre dei pantaloni di velluto un po’ troppo retro’.

Smagliante e pieno di vitalità, con una carriera di quasi 50 anni alle spalle, Fabrice Luchini in queste due ultime interpretazioni ha dimostrato ancora una volta – nel caso ce ne fosse il bisogno – di essere uno degli attori più equilibrati e impeccabili del cinema francese contemporaneo.

Ma veniamo ai film presentati in anteprima italiana e che potremo (ri)vedere in sala dal prossimo autunno:

Foto dal film Alice et le Maire

– Il primo, Alice et le Maire di Nicolas Pariser, reduce dal grande successo ottenuto nella scorsa edizione del Festival di Cannes, dove è stato premiato come miglior film europeo nella selezione parallela Quinzaine des Réalisateurs, è un dramma alla Rohmer smorzato però dalle battute brillanti che contraddistinguono i ruoli di Luchini. Il film racconta della discesa politica di un sindaco socialista (Fabrice Luchini), primo cittadino di Lione, ormai arrivato al capolinea dopo anni spesi in politica. Da sempre una vocazione più che un lavoro, si ritrova a non avere più idee, a non riuscire più a focalizzare il senso delle cose. Ad aiutarlo ci pensa Alice, giovane filosofa che viene assunta per creare “nuovi punti di vista” e rianimare l’esperienza del sindaco.
I dialoghi articolati e a tratti complessi sono i veri protagonisti di questa pellicola che senza pretese s’impegna di creare interessanti spunti di riflessione.
Uno specchio della società odierna in cui tutto viene messo in discussione persino i valori della politica stessa, annebbiati dalla frenesia di un Mondo che va sempre di corsa. Un film che lascia molte più domande che risposte!

– Il secondo è Le Mystère Henri Pick (Chi l’ha scritto? Il mistero Henri Pick) una commedia tinta di giallo del regista Rèmi Bezançon che racconta la storia di un misterioso romanzo, Le ultime ore di una storia d’amore, scritto da un altrettanto misterioso autore di nome Henri Pick.
Scoperto in una biblioteca particolare, la Biblioteca dei libri rifiutati, e pubblicato da una giovane editrice, la paternità del libro viene attribuita ad un pizzaiolo Bretone di nome, per l’appunto, Henri Pick. Una persona comune, la moglie e la figlia giurano di non averlo mai visto scrivere e leggere ed è per questo che l’appassionato critico letterario Jean Michel Rouche (Fabrice Luchini) decide di fare luce su questa faccenda che sembra più una strategia di marketing che una sorprendente rivelazione, andando incontro a non poche difficoltà.
Una pellicola brillante e avvincente, senza forzature la narrazione porta lo spettatore in direzione opposta, di modo che il rompicapo venga svelato solamente alla fine del film. Una nota di apprezzamento va all’ambientazione, ai colori e ai paesaggi suggestivi della Bretagna che contribuiscono a rendere il film una piccola gemma del cinema.
La storia del film è tratta dall’omonimo romanzo di David Foenkinos.

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