Sanremo fa rumore

Difficile riabituarsi al silenzio. Dopo una settimana di note, parole, musica, discorsi, quando tutto tace la tristezza schiaccia il cuore come ne La sera del dì di festa di Leopardi (tra l’altro uno dei poeti dal quale le canzoni del festival hanno attinto più suggestioni nel corso di questi settant’anni). Basta vedere Sanremo domenica mattina: dopo una settimana nella quale per le strade non si riusciva a camminare tanta gente c’era e i suoni della musica si sovrapponevano al cicaleccio di mille voci, improvvisamente per le strade resta solo la polvere e gli unici rumori sono quelli di qualche automezzo adibito a pulire quanto i numerosi passanti hanno lasciato. Insomma, “Il festival è finito, gli amici se ne vanno”. Il podio finale vede trionfare il nuovo cantautorato di Diodato, l’originalità (ma questa volta meno esibita) di Gabbani e la simpatia e la novità dei Pinguini Tattici Nucleari: un podio che raccoglie le tante suggestioni presenti in gara. Per ripercorrere questa settimana di pax olimpica, nella quale pareva che non esistesse nulla se non il festival, ho stilato l’alfabeto del settantesimo festival di Sanremo.

Amicizia/Armonia/ Amadeus          Amadeus ha voluto circondarsi di amici veri, quelli con cui ha iniziato la lunga strada che l’ha portato a questo traguardo. Trentacinque anni fa lui e Fiorello se lo erano promesso: quando uno dei due avesse condotto il festival, l’altro sarebbe stato con lui. Entrambi hanno mantenuto la promessa. Sabrina Salerno deve la sua Boys Boys Boys, branocon cui divenne un’icona degli anni Ottanta, a Claudio Cecchetto e andava a mangiarsi la pizza con Amadeus e Savino (arruolato per L’altro festival). Tiziano Ferro non c’era, ma si è ben integrato nella compagnia e sul palco tutti insieme ci hanno riportato ai mitici anni Ottanta, nei quali un sogno poteva ancora diventare realtà. Questo ha portato ad un festival armonico, anche se con qualche incidente di percorso …

Baci    Sono stati tanti i baci dati sul palco tra amici e tantissimi gli abbracci, soprattutto tra Amadeus e Fiorello, tra cui quello molto toccante di sabato sera sul gran finale. Ci sono stati baci inattesi come quello tra Fiorello e Tiziano Ferro, mentre Elettra Lamborghini ha baciato safficamente Myss Keta durante la serata dei duetti. Sul palco si sono baciati anche Gianna Nannini e Coez, Pinguini Tattici Nucleari e Mara Venier, Ghali e Fiorello. Georgina Rodriguez ha baciato Cristiano Ronaldo mentre gli donava il mazzo di fiori che Amadeus le aveva dato e lo stesso conduttore ha baciato i suoi genitori presenti in teatro.

Canzoni/Cantanti     Dovrebbero essere le protagoniste, mentre forse l’unico demerito di Amadeus è stato di dare maggiore smalto al contorno togliendone alla gara. Il merito, invece, è stato portare sul palco artisti apparentemente inconciliabili, dalla lirica di Urso alla trap. I temi più prettamente sociali sono stati cantati dai giovani: le problematiche di Taranto (Martinelli e Lula), il bullismo (Marco Sentieri) ed è un peccato che gli Eugenio in via di Gioia siano stati eliminati subito con la loro canzone ironica che però fa riflettere sui mali del mondo; per fortuna hanno vinto il premio della critica. Ci dispiace che sia mancata all’Ariston Un rider di Avincola, canzone forse non ancora matura, ma una vera denuncia sociale che non ha superato gli scontri diretti a Sanremo Giovani. Tra i temi preponderanti, la famiglia: Giordana Angi dedica la canzone alla mamma (ma i tempi sono cambiati e la mamma non assicura più la vittoria), Paolo Jannacci riflette sul futuro della figlia e persino un rocker come Piero Pelù parla in modo rock al nipotino. Altro tema importante e sentito è l’accettazione di sé presente nei brani di Leo Gassman, Levante, Marco Masini e in parte anche i Pinguini Tattici Nucleari. Molto sentito anche il problema dell’incomunicabilità di coppia nei brani di Riki, Zarrillo e del vincitore Diodato, mentre Anastasio sfoga una rabbia silenziosa verso la società che è comune a tanti suoi coetanei. Non poteva mancare l’amore per la musica, che può anche essere terapeutica come nei brani di Elettra Lamborghini e Irene Grandi. Le Vibrazioni ci fanno riflettere sulla ricerca della gioia e Rancore si diverte a giocare e metaforizzare tutte le storie che vedono protagonista la mela, da Biancaneve a Elena di Troia e il pezzo si chiama Eden.  Junior Cally è l’unico a fare politica apertamente: tifa per le sardine, è contro Salvini e Renzi, ma almeno ce lo dice senza nascondersi dietro la maschera. Rita Pavone ci ha mostrato cosa può fare una vera artista ed anche il suo brano ci dice che nulla può scalfirla. Per il resto tanto amore declinato in tutti i modi: dalla raffinatezza di Tosca al teorema di Gabbani passando per i brividi amorosi dell’adolescenza di Nigiotti. Come sempre di tante canzoni non sentiremo più parlare, ma la scelta ha accontentato tutti i palati.

Donne             Sanremo è stato contro la violenza sulle donne, è stato ribadito tutte le sere. A sorpresa sono apparse Fiorella Mannoia, Alessandra Amoroso, Giorgia, Laura Pausini, Elisa, Emma, Gianna Nannini per promuovere il loro concerto a Campovolo contro la violenza sulle donne. Al festival anche Jessica Notaro con la sua testimonianza. Amadeus ha scelto come coconduttrici ben dieci donne (mai viste tante presenze femminili al festival) ognuna con la sua personalità e la possibilità di esprimersi. Rula Jebreal ha commosso tutti ricordando la sua infanzia segnata dalla tragica morte della madre dovuta proprio ad una violenza, mentre Diletta Leotta ha reso il festival come una cronaca sportiva e ha parlato di bellezza. Georgina Rodriguez ha ballato uno stupendo tango e ha saputo stare allo scherzo quando Amadeus ha fatto autoironia sul suo tifo interista, ma è risultata fredda e distaccata. Francesca Sofia Novello ha suonato benissimo il piano e sa portare molto bene i vestiti, ma non ha saputo dare molto di più. Laura Chimenti ha toccato il cuore raccontando la sua vita di mamma, anche se forse è stata un po’ retorica, mentre Emma d’Aquino ha dimostrato quanto conta amare quello che si fa, a volte anche fino alla morte. A parte zia Mara che ha solo sceso le scale e presentato un cantante, le mie preferite sono state Antonella Clerici e Alketa Vejsiu. La prima è una vera maestra di televisione e l’ha dimostrato sapendo comportarsi senza mettere in ombra Amadeus: è stata divertente quando ha presentato il decalogo del buon Sanremo, seria nel momento più imprevedibile della kermesse quando Bugo e Morgan hanno abbandonato il palco. Alketa Vejsiu è stata tutte noi che amiamo Sanremo e sogniamo di scendere quella scala con quei meravigliosi vestiti: la sua gioia ed il suo entusiasmo erano quelli di tutte noi.

Esterno          Per la prima volta Piazza Colombo, con il Nutella Stage, è diventato una vera propaggine del festival e molti degli artisti che si esibivano all’Ariston come ospiti poi intrattenevano il pubblico, in tanti andavano in piazza sfidando il freddo. Imponenti le misure di sicurezza, ma la festa è stata assicurata. Non solo in piazza Colombo, peraltro: tutta Sanremo è diventata la città della musica, con gente che suonava ad ogni angolo e dischi d’epoca in bella mostra nei negozi.

Fiorello/Ferro            Fiorello è l’amico di sempre di Amadeus, girava con una pass con una sua foto con Amadeus indicante la qualifica: “Amico del conduttore”. Molto mattiniero, svegliava Amadeus verso le 6,30 portandogli la colazione, ma non ha mai fatto sapere all’amico che cosa avrebbe fatto sul palco (almeno così hanno detto). Ha aperto il festival vestito da don Matteo “L’unico Matteo che vince sempre”, l’ha proseguito vestito prima da Maria De Filippi, poi da Coniglio del cantante mascherato. Forse si è preso troppo spazio contribuendo alla lunghezza delle serate, ma per chi era già assopito il suo arrivo era come la sveglia. Unico che può permettersi di ironizzare sui ragazzi come sulla prostata, coinvolgendo anche i dirigenti Rai e persino il figlio di Amadeus: “Quando abbiamo iniziato avevi 8 anni, adesso ne hai 11”, però poi si è seduto vicino a lui e commosso gli ha sussurrato: “Hai visto che bravo papà?”. Peccato che Fiorello, re del Karaoke sia mancato proprio nella serata delle cover che ha davvero trasformato l’Ariston in un karaoke. Tiziano Ferro ha forse voluto strafare, interpretando Mia Martini e duettando con Ranieri: due momenti non proprio esaltanti, ma lui ci ha messo entusiasmo, classe e cuore. Molto meglio quando ha cantato i suoi brani, sempre al top, e quando ci ha fatto riflettere sul fatto che nessuno è sbagliato.

Giurie             “Ma voi avete capito il meccanismo del festival?” ha chiesto Antonella Clerici, fissando come punto chiave per la riuscita del festival la complessità del meccanismo di voto. Le prime due sere votava la giuria demoscopia, questa misteriosa. Almeno un tempo c’erano i collegamenti con le sedi regionali con l’inviata tanto bene imitata da Paola Cortellesi, negli ultimi due anni di Fazio la giuria demoscopica era nella galleria del teatro: quest’anno nulla, chissà se esisteva davvero. La sera delle cover ha votato l’orchestra, il venerdì le sale stampa (sia l’Ariston Roof che la sala Lucio Dalla per radio tv private e web con sede al Palafiori) mentre il sabato hanno votato tutti: orchestra, sala stampa e il televoto.   

Hotel               L’hotel preferito da tanti artisti, tra cui Albano, è in realtà a Bordighera, su uno sperone di roccia a picco sul mare: ottima vista, tutti i confort di un grande albergo e tanta tranquillità. C’è anche chi preferisce affittarsi un appartamento, mentre in piazzetta Bresca è pieno di ottimi ristorantini di pesce dove verso le 3 del mattino era possibile incrociare gli artisti: a Sanremo non si dorme mai, la piazzetta è trafficata e illuminata a giorno fino all’alba.

Ismi     Fiorello ne ha fatto il suo cavallo di battaglia per ironizzare sul sessismo di cui è stato accusato Amadeus: tutto era un –ismo. Probabilmente anch’io adesso sto facendo del sanremismo.

Litigi   Festival dell’amicizia e dell’armonia, ma anche dell’imprevedibilità. Il primo litigio si è consumato tra Ferro e Fiorello. Il cantante, stanco di cantare sempre all’una di notte per lasciare spazio allo showman, si è lasciato scappare un: “Fiorello statte zitto!” e da buon siciliano Fiore si è offeso, ha accusato Ferro di scatenargli contro una campagna d’odio e giovedì non è stato presente. Ufficialmente Fiorello non è stato sul palco giovedì per fare spazio a Benigni, ma forse in realtà il motivo è stato il litigio con Ferro. Il cantante ha chiesto scusa, le ultime sere ha cantato ad orari più umani e pace fatta con Fiorello con un bacio. Ma il litigio che più ha caratterizzato il festival è stato un altro. Venerdì, quando sono stati annunciati Bugo e Morgan, è arrivato solo Morgan, ma Bugo l’ha seguito quasi subito, già visibilmente contrariato. Iniziata la musica, Morgan ha cantato un altro testo pieno di offese per Bugo che, dopo aver sopportato qualche verso, è uscito platealmente dal teatro squalificando la canzone per defezione (in realtà il brano era tecnicamente già squalificato in quanto era stato cambiato il testo). Pare certo che la maretta tra i due avesse radici profende, culminate con la brutta performance del giovedì sulle note di Canzone per te di Sergio Endrigo, ma da allora non si fa che parlare dell’accaduto senza pervenire a fare chiarezza su come siano andate veramente le cose. Pare che già al momento di salire sul palco venerdì ci siano state tra i due offese, strattoni, persino morsi. Certo, si è trattato di un unicum nel festival, visto che in altre occasioni i gareggianti (tra cui nel 2010 lo stesso Morgan) erano stati squalificati prima dell’inizio della kermesse, ma mai nessuno aveva abbandonato il palco e persino Bobby Solo, afono, cantò in play back pur di esibirsi ed essere presente. Altra certezza è che il brano Sincero è ormai una hit, suonata nelle radio e scaricata dal web.

Mollica           Vincenzo Mollica ha vissuto il suo ultimo festival, visto che a fine febbraio andrà in pensione e il saluto che gli hanno tributato Fiorello e Amadeus all’Ariston è stato il momento con l’ascolto più alto di tutto il festival. Ci mancherà il “suo” balconcino in collegamento col Tg1! Gli suggerisco di scrivere un libro sui suoi ricordi del festival e mi candido a sostituirlo!

Nonna                        Se Piero Pelù ha cantato a suo nipote felice di essere diventato nonno, Diletta Leotta ha dedicato un monologo a sua nonna. Il monologo parlava della bellezza, che capita e non è un merito anche se la giornalista ha ammesso di essere fortunata, “sennò col cavolo che sarei qui!”: sincera. Poi si è fatta vedere invecchiare introducendo un concetto già caro ad Anna Mazzamauro: la bellezza passa, la bruttezza resta, il che fa sentire noi “cozze” molto sollevate. Al termine della dotta riflessione, la Leotta ha deciso che preferisce essere giovane e bella (che strano!) e grazie al soffio della nonna, presente in teatro, ha recuperato le sue sembianze. Forse non del tutto sue, bensì dovute all’aiutino del bisturi del fratello chirurgo estetico, ma non ci sono conferme.

Ospiti:            Grandi nomi si sono succeduti sul palco dell’Ariston come e più che nelle altre edizioni. È stato bello che quasi tutti gli ospiti fossero italiani con poco spazio a protagonisti stranieri che spesso non si conoscono e che, dopo il festival, si continuano a non conoscere. Ricordiamo Paolo, malato di SLA che ha saputo commuovere  e divertire, Mika che ha dimostrato di sentirsi veramente italiano, il grande cuore di Biagio Antonacci e Gigi D’Alessio. Ma Sanremo è stato anche un inno alla fede: Zucchero ha concluso la sua esibizione con la benedizione finale della S. Messa, mentre Benigni (dopo qualche battutina politica) si è lanciato in un’analisi veramente commuovente e potente del Cantico dei Cantici della Bibbia. Lui ha comunicato la sua passione per un libro che, al di là della fede, insegna davvero l’amore. E se non si parla d’amore a Sanremo!

Polemiche      Le polemiche ci sono state maggiormente prima dell’inizio del festival piuttosto che durante. Amadeus ha detto alla prima conferenza stampa di aver scelto dieci donne “bellissime” e il suo ripetere quest’aggettivo ha fatto insorgere chi ricerca il politically correct: come se le presenze femminili del festival fossero scelte per i loro titoli di studio o per aver salvato l’umanità! Quando poi il direttore artistico ha detto di ammirare Francesca Sofia Novello perché sa stare un passo indietro rispetto al suo fidanzato (Valentino Rossi) tutti hanno gridato allo scandalo. Amadeus si è scusato, dicendo che intendeva dire che lei non ne ha mai approfittato e il passo indietro o avanti è stato oggetto di gag per tutte le sere. Fino all’ultimo pareva che Rula Jebreal non ci sarebbe stata, perché troppo coinvolta politicamente, poi la RAI ha dato l’ok purché parlasse solo di donne e così è stato. È stata ripescata una vecchia canzone di Junior Cally nella quale il rapper si esprimeva sulle donne senza troppi complimenti e anche lui ha chiesto scusa, mentre persino Famiglia Cristiana invitava a usare il rap per capire i propri figli, assolvendo il cantante mascherato che al festival portava una canzone contro Salvini. Persino Rita Pavone è stata tacciata di essere sovranista, ma lei si deve essere fatta una risata intonando: “Datemi un martello!”

Quorum         Se Sanremo fosse stato un referendum il quorum sarebbe stato ampiamente raggiunto, toccando risultati che da decenni non si vedevano. Secondo i maligni è stato merito della durata, in ogni caso il festival è stato un successo.

Reunion         Vanno bene i rapper, i giovani, il nuovo, ma quando sono apparsi Albano e Romina, addirittura con un inedito scritto da Malgioglio, e i Ricchi e Poveri sono tornati in 4, alzi la mano chi non ha pensato a Checco Zalone e alla battuta di Quo vado? “Non sapete cosa significa questo per il mio Paese!”. Loro ci hanno fatto cantare, ballare, divertire, hanno reso davvero il senso del festival: gioia pura di stare insieme. A chi pensa che ormai si tratti di personaggi e musica vecchi si riguardi il teatro Ariston durante le loro esibizioni. All’estero li adorano, in Italia li consideriamo vetusti, forse però dovremmo imparare che la bella musica non passa mai.  

Seni     Le donne avevano tutte vestiti che non nascondevano il decolté, dunque tanti seni in mostra, ed anche quando il vestito era accollato, il seno era visibilissimo. Qualche maligno ha suggerito che si trattasse di seni freschi freschi, appena rifatti.

Troppo lungo                        L’unico difetto di questo festival è stata la durata che ha trasformato tutti in vampiri; addirittura spesso le stesse maestranze uscivano dall’Ariston per fare colazione e tornavano subito in teatro. A causa della lunghezza il programma è risultato dilatato, una Messa cantata (sarà per questo che Zucchero ha finito con la benedizione finale della Messa la sua esibizione?) benché ci fosse ritmo e i raccordi fossero buoni. Mancava intensità, a conferma che un piatto non è migliore solo perché è molto condito. La lunghezza ha anche penalizzato il pathos della gara e l’ascolto delle canzoni in competizione.

Ultimo                        Mentre tutti inneggiano al vincitore, noi vogliamo celebrare chi è arrivato ultimo. Riki non aveva una brutta canzone, era piena di sentimento, ma forse ha puntato troppo sull’antico, a partire dalla cover che era L’Edera di Nilla Pizzi. Il brano inedito non aveva certo una fattura moderna, e per di più lo scarso peso dato al televoto non l’ha aiutato.

Vessicchio      Beppe Vessicchio è stato il più atteso ed applaudito, Le Vibrazioni hanno ammesso che parte del loro successo la devono proprio a lui. Ormai non è un direttore d’orchestra, è il simbolo stesso del festival.

Z         Abbiamo finito! Sono stata lunga anch’io, mi sono fatta contagiare, ma c’era tanto da raccontare, e tanto resterebbe ancora da scrivere. La RAI ha proposto il bis ad Amadeus e Fiorello, ma Amadeus ha detto che deve pensarci, mentre Fiorello ha già detto che in questo periodo l’anno prossimo deve andare dal podologo. In alternativa, potrebbe essere la volta di Alessandro Cattelan, per un Sanremo giovane e diverso. Basta attendere qualche mese e si saprà, intanto: “Il festival è finito, viva il festival!”.

(Claudia Culiersi)

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *