La musica contro la paura

Non solo il mondo della musica piange Ezio Bosso, ma chiunque abbia un’anima ed una sensibilità, perché Bosso è stato un maestro di vita, oltre che un genio musicale.

Ha sempre detto di aver deciso che avrebbe fatto il direttore d’orchestra a 5 anni, ascoltando Liszt, ma il suo grande amore e padre musicale era Beethoven e sognava che qualcuno lo invitasse a dirigerne l’intera opera.

Ha diretto grandi orchestre, tra cui la London Symphony Orchestra, l’Orchestra dell’Accademia Musicale di Santa Cecilia, l’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli e, dal 2017, l’orchestra del teatro Comunale di Bologna.

La sua musica ha accompagnato importanti balletti ed è stata la colonna sonora di tanti celebri film, soprattutto di Gabriele Salvatores. Lui amava veramente la musica, amava dirigere e, prima di salire sul palco, sorrideva ai musicisti e li spronava: “Dai, divertiamoci come pazzi!” perché la musica non può essere concepita che come divertimento e vera vita.

Nato a Torino in un quartiere di immigrazione, tanto che la sua famiglia era l’unica di origine torinese del quartiere, visse la scena ska della città, collaborando con gli Statuto, gruppo ska noto per la sua partecipazione al festival di Sanremo 1992.

Bosso tornò a Sanremo da solo nel 2016 come superospite voluto da Carlo Conti contro il parere di altri che non vedevano di buon occhio la sua presenza sia perché la sua musica era così diversa dal clima festivaliero sia perché dal 2011 era malato di SLA. Invece proprio dal palco dell’Ariston, Bosso conquistò tutti e tra lui e gli italiani nacque un amore che non si è spento nemmeno con la sua morte.

Era stato scelto lui per sostituire il maestro Claudio Abbado nella direzione dell’Orchestra Mozart e lui diceva sempre. “Spero che il Maestro Abbado sia soddisfatto di ciò che sto facendo.”. Bologna, patria di grandi musicisti, l’ha adottato volentieri e l’ha circondato d’amore e affetto.  

Non fu solo la sua musica a coinvolgere il pubblico, ma le sue parole, così profonde e dense di verità e sensibilità, perché la musica che lui componeva non era altro che il riflesso artistico della sua nobiltà d’animo e del suo coraggio, che sapeva infondere anche agli altri.

Bosso era un entusiasta della vita, amava vivere e il suo amore per la vita, che lui riversava nell’arte, era contagioso. Vivere d’arte, potersi esprimere pienamente, è stato sicuramente ciò che l’ha aiutato a non mollare, a sorridere comunque alla vita, come sorrideva in ogni foto. A settembre Bosso aveva comunicato di non poter più suonare, a causa del peggioramento della sua malattia, e non è un caso che sia morto pochi mesi dopo: non è potuto sopravvivere senza la sua arte, anche se lui stesso diceva che: “La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare.”.

Lui ci ha arricchito donandoci la sua musica e le sue parole, il suo sorriso e il suo entusiasmo che lo portava ad ironizzare sulla sua condizione, fino a dire che lui era una persona con una disabilità evidente, in mezzo a tanti altri che hanno disabilità non evidenti. La sua esperienza di vita ci ha insegnato che la fragilità può renderci più forti, che non esiste alcun ostacolo per chi lotta con l’arma del sorriso, dell’entusiasmo e dell’arte. E queste sono armi che chiunque può avere, non solo chi è geniale.

Bosso seppe anche farci cogliere un altro dono della musica e dell’arte: l’unità che il bello trasmette: «La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme» diceva. Ogni volta che parlava di musica, Bosso usava sempre la parola Insieme facendoci riflettere sul fatto che la musica è l’unico linguaggio davvero universale, che può farci sentire uniti. Non a caso, nelle manifestazioni si canta insieme, durante la pandemia abbiamo cantato insieme dai balconi e una musica può accomunare tante persone tra loro sconosciute in un unico abbraccio d’emozione. È quanto succede ai concerti, dove persone diverse sono vicine e cantano e ascoltano le stesse note che fanno vibrare i cuori nello stesso modo anche se si è sconosciuti.

Infine, Bosso spesso ci ha ricordato, partendo dalla sua personale esperienza, che la musica è un antidoto alla paura. Non c’è periodo storico o  esistenza umana che non conosca paure e incertezze, ma quelle 7 note sanno propagare consolazione, infondere coraggio anche perché, come già detto, ci fanno sentire uniti. Non è un caso che già l’uomo primitivo cantasse e facesse musica seppur a suo modo e da allora l’umanità ha coltivato questa arte che rende così ricchi anche se non si è dei maestri.

Per tutto questo ci commoviamo ricordando Ezio Bosso, come ci si commuove quando si perde qualcuno che tanto ha dato e ci ha insegnato non solo una partitura, ma la vita. Il suo vero lascito non è solo nelle sue direzioni o nelle sue composizioni, è nelle sue parole, che ci arricchiscono tanto se ascoltate col cuore aperto e sincero.

Ognuno di noi è una nota e solo insieme alle altre ogni nota ha senso. Se capiamo questo, non abbiamo davvero più paura. Per tutto questo nessuno dimenticherà Ezio Bosso e lo ricorderemo sempre con un semplice grazie, lo stesso con cui lo salutiamo.

(Claudia Culiersi)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *