No, Emily in Paris non è il nuovo Sex and the City

Una storia banale, piena zeppa di luoghi comuni, che si evolve in situazioni piuttosto prevedibili. Ma quanto ci fa sognare Parigi e l’amore? Ma soprattutto l’amore a Parigi?

Nonostante si stia gridando al nuovo Sex and the City, la serie distribuita da Netflix Emily in Paris, se non per qualche parentesi di alcova e la massiccia presenza della moda, è ben lontana dalla serie TV più amata dalle ragazze a cavallo tra gli anni ‘90 e gli anni ‘00. Certo, c’è da sottolineare che l’ideatore è lo stesso – Darren Star – ma questo non basta a eguagliarla.

La storia è quella di una giovane donna, Emily Cooper, – interpretata da Lily Collins – di Chicago che con grande ambizione e coraggio accetta l’incarico di trasferirsi a Parigi per lavorare nella nuova agenzia di comunicazione Savoir, acquisita dalla sua azienda, per portare il famoso “punto di vista americano” sull’utilizzo dei social, la nuova frontiera del marketing, diventando nel contempo, e fin troppo velocemente, un’amata influencer. Qui si troverà dapprima in un ambiente ostile finendo poi per essere spalleggiata dai suoi colleghi “caricatura” senza riuscire mai del tutto a farsi piacere dal suo capo, la prevaricatrice Sylvie che la prende di mira soprattutto per il suo essere monoglotta.
Il tutto condito da amori parigini, una carrellata di belli e da una suggestiva colonna sonora.

EMILY IN PARIS (L to R) LILY COLLINS as EMILY in episode 101 of EMILY IN PARIS Cr. STEPHANIE BRANCHU/NETFLIX © 2020

Proprio i social hanno un ruolo fondamentale, anzi Instagram, che è esso stesso un protagonista della serie.
È dunque un racconto contemporaneo con riferimenti all’attualità e con il compito, un po’ presuntuoso dato alla protagonista, di moralizzare su certi aspetti, come il sessismo, andando in forte contraddizione con l’impronta estremamente stereotipata, soprattutto dei parigini, descritti come snob, flaneurs, e poco attenti alla pulizia.

Mettendo da parte l’eterna e obsoleta competizione fra Stati Uniti e Europa e tutti i cliché che ne derivano, esteticamente è una bella serie, non possiamo non apprezzare i capi modaioli che vediamo sfilare puntata dopo puntata in quella che è la passerella per eccellenza: Parigi (la costumista è Patricia Field, proprio quella di SATC)! Ma per essere soddisfatti bisognerà arrivare almeno a metà del racconto. La storia infatti indugia un po’ troppo all’inizio e accelera, o comunque si fa più interessante, dal quinto episodio in avanti. Peccato però che le puntate siano solo 10.

Emily in Paris (L to R) LILY COLLINS as EMILY and ASHLEY PARK as MINDY in episode 102 of Emily in Paris Cr. Roger DO MINH/Netflix © 2020

Il cast, per l’intento superficiale predefinito, è sicuramente azzeccato e a tratti interessante, Lily Collins incarna alla perfezione la sognatrice americana fan degli happy end catapultata nella prospettiva realista francese e, impartita a piccole dosi dal personaggio divertente, e un po’ grillo parlante, di Mindy l’amica ed ex stellina di Chinese Popstar (l’X Factor cinese). A dipingere la vita di rosa invece è l’affascinante chef – inquilino del piano di sotto, Gabriel -interpretato da Lucas Bravo – che porterà Emily “à tomber amoureux”.

Gabriel, interpretato da Lucas Bravo.

Il risultato è un po’ quello alla Ugly Betty o per non essere originali Il diavolo veste Prada ma con un pizzico di poesia in più.

Il finale – no spoiler – garantisce una seconda stagione quindi ci aspettiamo di sapere cosa succederà a Emily ma quello che per ora ci piacerebbe sapere è: i francesi cosa ne pensano?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *