Non restare chiuso qui pensiero

Il Coronavirus ha comportato la chiusura dei teatri, dei cinema, la sospensione dei concerti. Ci mancano le voci dei nostri beniamini, che in molti casi non sono solo artisti, sono diventati fratelli, compagni, amici mediatici come dice Joshua Meyrowitz nel suo capolavoro Oltre il senso del luogo. Per questo la morte di Stefano D’Orazio ci fa così soffrire: perché è come perdere un amico, una voce che ci accompagna da 50 anni.

Il gruppo dei Pooh nacque nel 1966 a Bologna col nome di The Jaguars, ma nel 1970, col cambio di formazione, si decise di cambiare il nome del gruppo (anche perché la nuova casa discografica aveva già un gruppo che si chiamava Jaguars) e si pensò alla Disney e a Winnie the Pooh. Stefano D’Orazio, non ne era solo il batterista, ma è anche l’autore di tante delle bellissime canzoni del gruppo, come “50 Primavere”, che D’Orazio aveva dedicato ai suoi genitori e che mi fa sempre pensare ai miei, o “Stare senza di te”.

Per reggere tanti anni, il gruppo aveva trovato un’alchimia particolare, che li rendeva fratelli, prima che colleghi, e questo inevitabilmente sul palco si vedeva. I Pooh non erano solo un gruppo musicale, ma un gruppo di fratelli che si divertono suonando e facendo musica, ma condividono tutto, anche ciò che non è musicale. Negli occhi di ognuno di loro scorrono le lacrime di tutti gli altri e sulle labbra di ognuno di loro ci sono i sorrisi di tutti, perché stare insieme significa condividere. L’hanno descritto benissimo in tante loro canzoni.

Nel 1990 vinsero il festival di Sanremo con un brano dedicato non agli ultimi, ma a tutti noi che ci sentiamo soli: “Uomini soli” è una profonda preghiera dedicata a tutti coloro che sono emarginati. Nel 2009 fu proprio D’Orazio a lasciare il gruppo, dopo un trionfale tour d’addio, perché voleva dedicarsi ad altro. Da quel momento i Pooh non esistettero più, ma non era difficile che Roby, Dodi, Stefano e Red collaborassero tra di loro per i loro progetti musicali, ormai da singoli. D’Orazio, in particolare, si dedicò al musical, componendo testi e musiche per Alladin, Pinocchio, Mamma mia, Zorro, Cercasi Cenerentola sempre in collaborazione con gli altri Pooh.

Non sembrò dunque passato molto tempo dall’ultimo tour, quando, nel 2015, i Pooh si riunirono, comprendendo anche Riccardo Fogli, per festeggiare i 50 anni di carriera. Il tour terminò il 31 dicembre 2016 a Bologna e segnò lo scioglimento definitivo del gruppo. Ma nessuno in realtà ci credeva: i Pooh erano talmente presenti nella memoria collettiva, nel cuore e nelle orecchie di tutti, che ci si aspettava da un momento all’altro l’annuncio di un ritorno. Che a questo punto non ci sarà più, perché Stefano è insostituibile, come musicista, come artista e come persona.

Stefano aveva collaborato pochi mesi fa con Roby Facchinetti, sconvolto per quanto stava accadendo nella sua Bergamo a causa del Coronavirus, e insieme avevano scritto “Rinascerò Rinascerai“, un inno di speranza che resterà l’ultimo stupendo regalo di Stefano.

Ricordo che nel novembre 2004, vennero a Bologna, al Medica Palace. Lottai per riuscire ad avere un’intervista e alla fine non ebbi una semplice telefonica, ma fui ammessa ai camerini! Fu una giornata campale: un brutto incidente in autostrada aveva paralizzato la città, temevo di non farcela, ma alla fine riuscii ad arrivare in teatro. Mi portarono nel camerino proprio di Stefano che mi accolse sorridente e si sedette davanti a me dandomi subito del tu e scusandosi se non poteva dedicarmi troppo tempo.

Parlammo invece con calma, come vecchi amici, e a quel punto ero io più preoccupata di lui! Ricordo il suo modo affabile, gentile, e il sorriso sempre stampato sul viso che metteva in risalto gli occhi. Quando finì l’intervista io lo ringraziai, lui mi chiese se sarei rimasta a seguire lo spettacolo e alla mia risposta affermativa si rallegrò augurandomi di divertirmi.

Tiziana Giardoni e Stefano D’Orazio il giorno del loro matrimonio

Il giorno del suo compleanno (12 settembre) nel 2017 si è sposato con la donna della sua vita, Tiziana, e sua testimone è stata Barbara D’Urso. D’Orazio è stato anche molto attivo nella beneficenza, partecipando a numerose iniziative benefiche.

La morte di un essere umano lascia sempre un vuoto, perché nessuno è un’isola, e ognuno di noi riempie a suo modo le vite degli altri, ma in questo caso resteranno nel cuore di tutti le parole e la musica che i Pooh, e in particolare Stefano, ci hanno saputo regalare in tanti anni di sodalizio. Se questo da un lato rincuora, dall’altro addolora chi vorrebbe che quella voce non tacesse, che un giorno potesse tornare a farci sognare con parole nuove che non ci saranno.

Perché se l’arte e l’amore rendono eterni, rendono però ancora più straziante l’addio.

(Claudia Culiersi)

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