Che musica maestro!

Avevo 3 – 4 anni quando mi ruppi il setto nasale e da allora è deviato.

Anche se ero piccola, ricordo il sangue che schizzava dal naso e il dolore. Ero piccola e, nella mia cameretta, cantavo a squarciagola. “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù!” e, giunta al ritornello: “Tanti auguri! A chi tanti amanti ha” pensai bene di imitare il gesto di Raffaella Carrà: testa che si piega all’indietro e capelli che sensualmente ondeggiano. Solo che io non ero la Carrà e non ero in uno studio televisivo: il mio naso andò a sbattere contro il muro!

Ognuno di noi penso abbia dei ricordi legati alla Carrà, perché lei ha segnato un’epoca e oggi questo è riconosciuto anche dal prestigioso quotidiano inglese The Guardian. L’occasione è data dall’uscita del film Explota Explota del regista sudamericano Nacho Alvarez.

La pellicola inizia con Maria che ammette in un provino di non essere una ballerina. Chino, che l’ha invece notata, le dice che nessuno con un po’ di sangue nelle vene può resistere a quel ritmo e parte Ballo ballo della Carrà nella versione spagnola. Il film non parla di Raffaella, ma le sue canzoni sono la perfetta colonna sonora di questo musical moderno che ci porta a capire quanto la Carrà sia entrata, attraverso il tubo catodico, nelle nostre vite.

Il Guardian loda il fatto che Raffaella negli anni Cinquanta rappresentasse l’artista completa, sapendo ballare, cantare e presentare, e la inserisce vicino a Milva, Patty Pravo e Mina, con la quale condusse Mille Luci. Il quotidiano britannico, dopo aver descritto tutta la sua luminosa carriera, scrive che Raffaella è stata una pioniera che aiutò la gente a vivere più pienamente la vita usando ritmi ai quali, per l’appunto, nessuno col sangue nelle vene può resistere.

Nel 1978 la Carrà conduceva Ma che sera! quando le BR rapirono e uccisero Aldo Moro; lei si batté con la RAI per chiudere il programma. Da Viale Mazzini le fecero però notare che c’erano migliaia di spettatori che ogni sabato sera aspettavano lei per passare qualche ora rilassante e divertente in quel momento così cupo per il nostro Paese, a conferma che lei ormai era una di famiglia per gli italiani.

Raffaella ha avuto la capacità di entrare nelle nostre case e di essere accettata da persone di ogni età, nonostante certe sue scelte artistiche non fossero in linea con la morale (forse un po’ bigotta) dell’epoca. Lei apparve con l’ombelico in vista, indossava vestiti succinti (per l’epoca) e ballò il Tuca Tuca, una vera esplosione di sesso. Per non parlare dei testi che lei cantava! Da bambina non capivo il senso di certe frasi e quanto queste segnassero una svolta nel linguaggio e nel costume degli italiani, in particolare delle donne. Espressioni come “A far l’amore comincia tu” o “Tanti auguri a chi tanti amanti ha” o ancora: “Il mio corpo è una moquette dove tu ti addormenterai” non erano certo in linea con la visione della donna e della vita dell’Italia dell’epoca. Oltre a questo ci sono testi come Luca dedicato, in tempi non sospetti (era il 1978), all’omosessualità. La Carrà ha cambiato l’Italia, e ha fatto grande l’Italia nel mondo, arrivando ad affermarsi negli Stati Uniti, nell’Est e soprattutto in Spagna e nei Paesi sudamericani dove forse è più amata che in Italia.

Ha saputo rinnovarsi come donna e come artista, passando a condurre programmi diversi da quelli lustrini e paillettes che l’hanno lanciata. Fu lei a inaugurare, negli anni Ottanta, il mezzogiorno televisivo accreditandosi così non solo come la biondina sexy, ma anche come rassicurante padrona di casa che accoglie ospiti e pubblico nel suo salotto chiedendo di indovinare quanti fagioli ci sono nel vaso, ma anche disquisendo di temi importanti. Questo la traghetterà molti anni dopo a Carramba che sorpresa! il primo people show che vide la gente protagonista. Per tutti quel programma fu un vero esperimento, le battute e gli scherni su fantomatici parenti venuti dall’Argentina dopo decenni si sprecarono, ma possiamo dire che oggi non c’è quasi programma nel quale non ci sia una traccia di Carramba che sorpresa!.

La Carrà inizialmente voleva fare l’attrice e infatti ha partecipato ad alcuni film, tra cui con Frank Sinatra che s’innamorò di lei, ma lo scarso riscontro in questa attività è stato prontamente vendicato dall’utilizzo delle sue canzoni come colonna sonora di alcuni film. Su tutti ricordiamo A far l’amore comincia tu, musica iniziale e leit motiv del film premio Oscar La Grande Bellezza. Guardando a ritroso la vita e la carriera della Raffa nazionale posso dire che lei è sempre stata in anticipo, ha portato nella nostra televisione temi, modalità, idee che sarebbero divenuti normali solo qualche anno dopo e questo le dà anche la patente del coraggio.

Ci vuole del coraggio ad anticipare temi anche scomodi, a mostrarsi come icona di una nuova visione della donna e della società. Per questo sono orgogliosa del mio setto nasale rotto, segno del mio coraggio inconsapevole, mostrato attraverso poche note e parole di cui non capivo del tutto il senso.

Grazie Raffaella per continuare a farci sognare.

(Claudia Culiersi)