Un 2021 tra speranza e coraggio

Ciao Aurora!

Congratulazioni, sei la prima nata del 2021!!! Crescendo ti accorgerai che ogni anno si cerca di identificare il primo nato (o la prima nata), chi ha tagliato per primo il traguardo tra un anno e l’altro per pochi secondi, a volte frazioni. Noterai però anche che tu hai avuto un’attenzione speciale rispetto a chi ha avuto questo “titolo” prima di te e a chi lo avrà dopo e che mai come accanto al tuo nome e a quelli dei tuoi coetanei che tu hai battuto sul filo dei secondi viene associata la parola “speranza”.

Quando sarai più grande, ti racconteranno (spero usando il tempo passato) che mentre tu eri nella pancia della mamma, le nostre vite sono state sconvolte come non mai. Le case sono diventate prigioni, a volte anche piacevoli, ma pur sempre prigioni, abbiamo iniziato a guardare i film in streaming e non al cinema, a salutare gli amici attraverso uno schermo e anche a lavorare “comodamente” da casa. Lavorare per chi poteva, perché non tutti hanno avuto questa possibilità e molti il lavoro che avevano l’hanno perso.

Le città erano spettrali, come mai le avevamo viste se non in qualche film catastrofico che si guarda volentieri per far salire l’adrenalina e concludere pensando che tanto è tutta fantasia. Invece era tutto vero. I suoni che si sentivano erano solo le sirene delle ambulanze e medici e infermieri lottavano come leoni per dare aria (in senso letterale) a chi giungeva in ospedale e stava letteralmente soffocando. Ci siamo tutti messi sul balcone, come sulle torri d’avvistamento del Medioevo e insieme abbiamo cantato, urlato, applaudito. Quando ti farai male giocando, vedrai che il primo impulso è proprio piangere e urlare: anche se si è consapevoli che non serve a niente, aiuta a sfogarsi. Noi eravamo così: doloranti, sofferenti, impauriti.

Ti diranno che con l’arrivo dell’estate ci siamo affacciati timidamente alla nostra usuale vita, ma ormai cambiata: giravamo comunque mascherati, come se stessimo commettendo un crimine, ovunque andassimo eravamo contati e ci siamo rassegnati a fare la fila per tutto, anche per comprare il pane, come in tempo di guerra si faceva la fila con la tessera annonaria. E mentre chi poteva faceva la fila al supermercato, tanti, troppi, iniziavano a fare la fila per avere un pasto, per poter sopravvivere non solo all’ecatombe sanitaria, ma anche a quella economica. Si può morire anche di fame, anche di inedia, anche di paura.

L’autunno ha riportato l’incubo, ma questa volta siamo stati più creativi e allegri: eravamo tutti colorati, gialli, arancioni e rossi. Di nuovo saracinesche abbassate, scuole chiuse, lo schermo di un computer che diventava una nostra propaggine: i nostri occhi, le nostre orecchie, le nostre mani, per arrivare dove non potevamo andare, per poter fare ciò che ci era proibito fare. E una nuova paura, più forte della precedente, ci ha presi: torneremo come prima? È questo un problema momentaneo, come tanti ne abbiamo attraversati nella storia seppur più grave dei precedenti, o è un cambiamento tale che non riavremo più la nostra vita? Tuttora non sappiamo cosa risponderti, non sappiamo che esistenza ti stiamo consegnando. Proprio pochi giorni prima che tu nascessi, Aurora, ci è stata data una speranza. No, non la speranza del Natale, di Gesù che nasce per noi con la stella cometa e la luce che irradia sul mondo, ma una speranza scientifica. Forse ci siamo, forse il peggio è passato! Ma, Aurora, anche su questo non possiamo risponderti, non possiamo darti certezze. Forse tu crescerai già consapevole che non ci sono certezze, ma noi non ci siamo avvezzi, noi siamo abituati a procedere di certezza in certezza, di abitudine in abitudine, a volte lamentandoci perché vorremmo un cambiamento, una novità nelle nostre grigie vite. Ma adesso, senza riferimenti, senza sicurezze, brancoliamo nel buio, e la paura ci fa male. Eppure dovremmo saperlo che non siamo padroni di niente, che non decidiamo della nostra vita, che nasciamo senza chiederlo, moriamo spesso senza volerlo e in mezzo abbiamo poca voce in capitolo. Ce ne eravamo dimenticati, abituati a vivere alla grande, a correre, per poi lamentarci di non avere tempo.

Ti auguro Aurora, e auguro a tutti noi, di saper trarre insegnamento da tutto questo, di capire che ogni attimo è prezioso e quindi va dato grande valore a tutto ciò che si fa, di renderci conto che abbracciare un amico, andare a prendere una pizza, andare al cinema, o a un concerto, non sono cose scontate, che tutto ha un valore, come ci insegna san Francesco nel suo Cantico delle Creature nel quale ringrazia anche per la morte. Spero che tu sarai sempre un po’ bambina, che conserverai l’innocenza e l’entusiasmo dei bambini che noi avevamo perso.

Ti auguro di emozionarti sempre: si soffre molto, ma si gioisce anche tanto, perché chi ha un cuore che pulsa fa presto a trasformare le lacrime in un sorriso. Guardiamo tutti alla nostra nuova Aurora, quella che ci permetterà non solo di sconfiggere il virus, ma anche di migliorare noi stessi, perché il vero segreto della vita è saper imparare dagli ostacoli, sapersi rialzare quando si cade. Tanto non esistono epoche serene e vite perfette, impariamo a farci i conti. Se questo è il nostro Medioevo, con tanto di pestilenze, terremoti e anatemi, ricordiamoci che allora al Medioevo seguì il Rinascimento che fece grande l’Italia e più in generale l’Umanità, perché l’Uomo seppe tirare fuori il meglio di sé. Cominciamo a prepararci a tirare fuori il meglio di noi, solo così il tuo e il nostro futuro potrà essere migliore, con o senza virus.

Benvenuta Aurora, come avrai capito non arrivi in un buon momento, forse un momento giusto non c’è, bisogna sempre combattere, ma a volte le battaglie della vita si vincono anche col sorriso. E auguro a te e a tutti di poterne avere tanti da regalare agli altri e a noi stessi. Buon 2021.

(Claudia Culiersi)