Infanzia bruciata

Gioventù Bruciata è una pietra miliare della cinematografia che rese grande e immortale James Dean. In questa pellicola si racconta la storia di alcuni giovani che si giocano la vita tra reati, pestaggi, pistole, ubriachezza e pericolose gare automobilistiche clandestine. Finirà male. I protagonisti del film di Nicholas Ray hanno circa 17 – 19 anni, ma oggi pare che si stia bruciando una generazione pericolosamente più giovane, formata da poco più che bambini. Si sta bruciando l’infanzia.

Cronache recenti ci narrano il dolore e la sofferenza di giovanissimi, che hanno per lo più 10 anni e sono già vittime o protagonisti di reati e comportamenti malsani. Da tempo di parla di baby gang, gruppetti di bulli che a volte terrorizzano interi quartieri e sono formati da ragazzini sempre più giovani, che a volte non superano i 14 anni, ma posseggono già coltelli e pistole, pronti ad usarli. In questi giorni però nuove nuvole si sono addensate sui giovanissimi. Antonella Sicomero aveva 10 anni quando si è chiusa in bagno pregando la famiglia di non disturbarla e lì è stata trovata dopo un po’ esanime con una cintura stretta al collo e non si è potuto fare niente per salvarle la vita.

Le indagini hanno subito portato all’unica pista possibile: una sfida sui social. È soprattutto, ma non solo, il social cinese Tik Tok che invita a sfide ardite, in questo caso a vedere chi riesce a stare più tempo con una cintura stretta attorno al collo. La vittoria è la morte. Queste sfide sono note, ma purtroppo nessuno interviene, perché i social sono liberi e anche per gli stessi gestori è difficile risalire a chi ha ideato la sfida, visto che in questo mondo virtuale, virtuali sono anche le identità di chi vi compare e questo rende più agevole e indissolubile il rapporto tra vittime e carnefici. Tale sudditanza è aiutata anche dalla segretezza che avvolge la navigazione: ci vuole poco a isolarsi e a nascondersi mentre si naviga, senza che nessuno possa intervenire e controllare.

Mentre i social accorrono a bloccare Donald Trump che, comunque la si pensi, ha diritto ad esprimere il proprio pensiero, nulla si fa per impedire comportamenti distorti che nascono proprio nel mondo virtuale e possono condurre alla morte. La pandemia ha reso tutto questo più evidente, perché ormai a nulla servono gli appelli dei genitori, degli educatori a limitare l’uso dei social: adesso che pure la scuola si fa on line come si può impedire ai figli di navigare? Con che coraggio si avvisano i giovani dei rischi dei social, quando Internet oggi è l’unico modo per avere compagnia? La gioventù non è fatta per l’isolamento, perché il confronto coi coetanei aiuta a capire chi si è e forma il carattere, oltre ad aiutare a stare nel mondo e a passare il tempo lievemente in un periodo dell’esistenza in cui i genitori sono giurassici e la scuola una barba. Da un anno tutto questo è scomparso, è rimasto solo uno schermo e la necessità (connaturata all’età dello sviluppo, quindi irrinunciabile e incancellabile) di avere contatti all’esterno. Ma c’è forse un problema più profondo: il mondo non dà più giusti stimoli ad adolescenti e preadolescenti per aiutarli a crescere. Sfide ardite, ore spese sui social, non sono nate con la pandemia, c’erano prima, perché il mondo non è fatto a misura di giovani.

Le agenzie educative non esistono più, gli oratori sono vuoti, i partiti annoiano. Tanti giovani leader attuali raccontano di aver passato la gioventù alle riunioni di partito, lottando per quello in cui credevano e imparando a misurarsi col mondo e con gli adulti, cosa che oggi i ragazzi non fanno più. Forse perché fuori dallo schermo dei social c’è solo insicurezza, noia e bruttezza. Stiamo togliendo ogni possibilità di un futuro degno e meritocratico, ogni speranza di poter avere una vita serena. Chi è giovane oggi pensa per lo più che per trovare un lavoro bisogna avere delle conoscenze, è consapevole che non avrà alcuna pensione e allora i giorni passano tutti uguali senza la possibilità di guardare al domani e di lottare per esso. L’unica soddisfazione è farsi grandi agli occhi degli amici e dei coetanei, avere almeno un attimo di celebrità come se si fosse al Grande Fratello, perché oggi l’apparenza è tutto. Ecco allora che un bambino di Savona ad appena 10 anni ha pensato bene di mettere tra quaderni e libri della droga, dell’hashish, per farsi grande agli occhi dei compagni di classe.

D’altronde è da tempo che l’eroe della classe non è il più bravo, ma il più spaccone e meno rispettoso. Per tutta risposta, il mondo degli adulti, sotto l’effige della Disney che tanti sogni ha regalato a generazioni di bambini, ha deciso di censurare alcuni film sicuramente pericolosi per l’equilibrio mentale dei bambini: Peter Pan, Dumbo e Gli Aristogatti. Il primo film offenderebbe i nativi americani, Dumbo, invece, offenderebbe gli afroamericani e Gli Aristogatti gli asiatici. Ecco perché il mondo va a rotoli: perché siamo tutti cresciuti vedendo questi orribili film! Certo, il rispetto verso gli altri va sempre mantenuto, ma parliamo di storie che possono insegnare tanto sulla libertà (Gli Aristogatti), sull’importanza di sognare (Peter Pan), sulla lotta per riuscire a farsi accettare per i propri pregi, nonostante i proprio difetti che a volte possono diventare i punti di forza (Dumbo).

Insegniamo questo ai bambini e cresceremo una società migliore. Per fortuna non mancano i giovani di buona volontà che collaborano e si battono con fermezza e rispetto per ciò in cui credono, ma penso che dobbiamo essere noi adulti a non permettere che si assopisca il naturale desiderio di lottare e cambiare il mondo connaturato ai giovani e dare loro stimoli per capire che la vita ha un valore e un senso non solo in sé, ma se vissuta in maniera retta e responsabile con il diritto – dovere di sognare un mondo migliore di quello che stiamo loro lasciando. Riempiamo il mondo dei giovani e giovanissimi di bellezza, perché, come scrisse Dostoevskij, solo questa salverà il mondo.  

(Claudia Culiersi)