La Chiesa ai tempi dei social

Dopo le polemiche scoppiate a Bologna, in seguito al caso di alcuni sacerdoti che hanno pubblicato post «discutibili» su Facebook, ci si interroga sull’uso che la Chiesa può fare della rete, per restare al passo con i tempi, evitando allo stesso tempo di perdersi in sterili contrapposizioni.

Sui recenti casi di Bologna prova a fornire una chiave interpretativa Guido Mocellin. «I sacerdoti– spiega il giornalista di Avvenire e curatore della rubrica WikiChiesa- può capitare che sottovalutino la dimensione pubblica di questa loro attività, e dunque che si sbilancino, in un post o in un commento su un post altrui, in espressioni azzardate che invece tratterrebbero se fossero all’ambone. In sintesi: quando sono su Internet, è come se credessero di essere un po’ nel loro studio e un po’ nella loro sagrestia».

Invita a non demonizzare i nuovi strumenti, come Facebook e Instagram, padre Carlo Maria Veronesi. «Ci può essere un utilizzo buono e uno cattivo– spiega- Buono perché aiuta a crescere e informare, a dare spunti di riflessione nella società. Oppure un utilizzo cattivo, che fa diventare la rete luogo di denigrazione. Ciò che conta è quello che uno posta, ciò che vuole comunicare e veramente dire.
Abbiamo una grande sfida davanti: utilizzare questi canali per far conoscere le cose positive, la gente cerca le cose belle, persone che fanno del bene, realtà che possano fare crescere l’umano. La Chiesa su questo credo che abbia molto da dire».
Molto importante è anche il modo in cui si comunica. «E’ meglio non utilizzare un linguaggio che provoca– commenta padre Veronesi- ma offrire un autentico spunto di riflessione».

Una proposta pratica arriva da Lorenzo Galliani, che suggerisce di organizzare corsi di formazione per i sacerdoti sulle nuove modalità di comunicare in rete. «La cosa più importante è essere una Chiesa che ascolta– spiega il giornalista- se la chiesa vuole davvero comunicare, dovrebbe prima di tutto ascoltare, non che non lo stia facendo, ma ascoltare vuol dire andare dai giovani e fidarsi di loro». La cosa fondamentale, anche nella comunicazione, è che la Chiesa riesca a essere presente e vicina alle persone. «Non credo ci vogliamo grandi strategie– conclude il giornalista- come ha fatto capire anche papa Francesco, non importa bombardare di messaggi religiosi, basta esserci».

=> qui sotto trovate la trasmissione andata in onda anche su Facebook:


Ilaria Chia, giornalista, conduce la trasmissione informativa – con ospiti in studio – dal titolo “Rassegna Stampa”, in onda su Ciao Radio tutti i giorni alle 9.30.
Su Facebook la trovate QUI.

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