Il Festival di Sanremo: 68 anni di musica e storia

Penso che un sogno così non ritorni mai più” cantava Modugno. Invece il sogno del festival di Sanremo torna ogni anno da 68 anni, tanto che ormai parlare del festival di Sanremo significa parlare della storia d’Italia. Molta acqua è passata sotto i ponti da quando Nilla Pizzi trionfò nel 1951 con Grazie dei fiori, brano evidentemente dedicato a Sanremo, città dei fiori.

Sanremo nacque dalla necessità di far dimenticare la tristezza e la povertà degli anni dell’immediato dopoguerra e la stessa RAI non credeva molto nell’evento, pensando che si trattasse di una manifestazione destinata a durare qualche stagione per passare a cose più interessanti quando gli italiani sarebbero stati meglio, tanto che in alcune edizioni cedette l’organizzazione al Comune.

Nel 1975 il Comune era organizzatore del festival, nella persona dell’Assessore Cavaliere, ma, a pochi giorni dal festival, lo stesso Cavaliere fu costretto alle dimissioni a causa della crisi politica del Comune e l’organizzazione fu presa in corsa dal maestro Simonetti. Nei primi anni lo show era solo radiofonico, ma anche quando il televisore entrò nelle nostre case, almeno quelle di alcuni fortunati, la rete pubblica trasmetteva in televisione solo l’ultima puntata, dedicando a volte solo un breve spaccato alle serate precedenti. In questo contesto si situa, per esempio, la vittoria di Domenico Modugno nel 1958 con Nel blu dipinto di blu: solo pochi eletti poterono vedere le sue braccia spalancate e alzate vero il cielo per dare enfasi a quel ritornello che ha fatto di quel brano uno dei più cari a tanti italiani e uno dei brani italiani più amati all’estero.

Nel 1973 Mike Buongiorno non condusse le prime serate perché impegnato in “Rischiatutto”, nel  1977 lo stesso Mike fu molto seccato dal fatto che il festival fosse interrotto proprio nel momento della proclamazione del vincitore (gli Homo Sapiens) perché era più importante il telegiornale. Queste storie fanno sorridere pensando ad un presente nel quale il festival ha televisivamente la precedenza su tutto ed ogni anno in coincidenza col festivalone tutto il mondo della tv si ferma.

Solo negli anni Ottanta con Pippo Baudo il festival divenne un grande evento televisivo, al punto che forse oggi è più un evento televisivo che musicale. Fu un’evoluzione lenta, nata da un periodo di crisi nera per il festival: negli anni Settanta c’erano i cantautori, la protesta, mentre Sanremo si esprimeva con Nicola di Bari e Gianni Nazzaro, così pian piano ci si convinse che la kermesse non rispondesse più ai veri gusti musicali della gente (argomento abusato ogni anno in realtà) e le stesse case discografiche mandavano in Riviera giovani sconosciuti, che per la maggior parte tali sarebbero restati. Basti pensare a Gilda che, vincitrice del 1975 con Ragazza del Sud, lei che era di Vercelli, dovette mostrare ai giornalisti articoli di giornali locali che lodavano la sua voce ascoltata in alcune feste di piazza.

Oltre all’abusato tema dell’amore, sono tante le canzoni “sociali”, nelle quali a volte la critica sociale era nascosta abilmente in testi ironici, come Papaveri e papere, o camuffata (come dimenticare i versi di Vola Colomba: “Che inginocchiato a San Giusto prega con l’animo mesto fa’ che il mio amore torni e torni presto” che si riferiva a Trieste non ancora italiana?). In altri casi il tema sociale è più esplicito, e abbiamo visto sul palco canzoni contro lo stupro, L’amore rubato di Luca Barbarossa targato 1988, o il problema della droga con il Marco Masini di Perché lo fai? del 1991. L’ironia fu assicurata da Elio e Le Storie Tese con La terra dei Cachi che sbeffeggia vizi e deviazioni degli italiani; il brano arrivò secondo dopo Vorrei incontrarti tra cent’anni di Ron, scatenando una doppia polemica, visto che secondo i soliti bene informati, il gruppo avrebbe vinto e sarebbe arrivato solo secondo a causa di manovre poco chiare e, per di più, il brano di Ron parve copiato da un sonetto di Shakespeare. D’altronde già nel 1977, primo anno a colori e all’Ariston per il festival, le canzoni venivano votate da una giuria di 25 persone, ad ognuna delle quali veniva chiesto di votare per una canzone: peccato che in certi casi i voti fossero 26, in altri 24.

Insomma, amore, temi sociali, ma anche tanti aneddoti nascosti tra le pieghe del festival, alcuni tristi, altri divertenti. Nel 1961 Adriano Celentano cantò in coppia con Little Tony e lo pregò di “comportarsi bene” sul palco: sarà lui ad iniziare 24 mila baci girando le spalle (e non solo) al pubblico. Nel 1978 Rino Gaetano pronunciò per la prima vota la parola “sesso” in un testo di Sanremo, mentre nel 1986 Loredana Bertè si presentò sul palco con una finta pancia che mimava una gravidanza mentre al festival c’era quella vera di Romina Power.  Nel 1999 e 2000, Fabio Fazio ideò un festival nel quale ad annunciare i brani erano persone comuni, che però si alternavano a grandi personalità come Pavarotti e Dulbecco. Nel 1995 il programma fu interrotto nella sua liturgia perché un uomo minacciava di lanciarsi dalla balconata del teatro Ariston: subito Pippo Baudo intervenne, parlò con l’uomo e lo convinse a non commettere l’insano gesto. Fioccarono le polemiche, perché secondo alcuni, Baudo avrebbe concordato tutta la sceneggiata con l’uomo dietro un buon compenso. Lo stesso Baudo nel 1984 invitò sul palco una rappresentanza degli operai dell’Italisider per parlare della loro protesta, mentre Costanzo parlò con gli operai della FIAT a rischio cassa integrazione e Fabio Fazio nel 2014 dovette vedersela con degli operai che si volevano lanciare ancora una volta dalla famosa balaustra.

Era il 1987 quando Pippo Baudo annunciò solennemente durante l’ultima serata del festival, proprio poco prima di proclamare il vincitore, la morte di Claudio Villa, un grande di Sanremo. La morte del reuccio era nota già dal primo pomeriggio, ma Baudo impose l’embargo ritenendo che Villa andasse ricordato e onorato su quel palco che lui tante volte aveva calcato con successo; i maligni pensano tuttora che Baudo sia stato in realtà un abile stratega e infatti quella finale ebbe l’audience più alta di tutti i tempi. Nel 1995 affiancarono Pippo Baudo Anna Falchi e Claudia Kohl. La prima, richiesta di pronunciare una frase in finlandese, decise di dire “Cazzo Merda”, ovvero “Guarda il mare”. Impossibile, a proposito di soubrette, dimenticare la famosa farfallina che nel 2012 fece la comparsa sull’inguine di Belen, attraverso uno spacco che poco o nulla lasciava al caso se non un inquietante interrogativo: l’argentina aveva o no le mutandine?

A Sanremo si incrociano da sessantotto anni speranze e delusioni, piccoli e grandi nomi. Nel 1968, un debuttante Pippo Baudo si sentì dire dal capostruttura; “Lei questa sera si gioca la carriera”: gli è evidentemente andata bene. Pippo quell’anno ebbe peraltro a che fare con Louis Armstrong che doveva solo interpretare un brano, ma aveva capito di dover tenere un breve concerto: deliziò gli spettatori con una jam session che resta storica, ma che imbarazzò non poco il padrone di casa, che non sapeva come interrompere il grande jazzista per proseguire il programma.

Tra i grandi nomi che hanno calcato quel palco ricordiamo Lucio Battisti, Rania di Giordania, Dalida, Bruce Springsteen, Dustin Hoffman, Hugh Grant, John Travolta e tra le boy band, ci furono incidenti e svenimenti per l’arrivo a Sanremo dei Duran Duran e dei Take That. Discorso a parte per Madonna che venne a Sanremo quando a condurlo era Pippo Baudo e vi tornò nel 1998 con la conduzione di Vianello. In quell’occasione gli autori avevano creato un breve ma divertente sketch tra la pop star e il conduttore che consisteva nello scambiare Vianello per Baudo, ma all’ultimo miss Ciccone comunicò che avrebbe solo cantato e salutato, così Vianello non si preparò. Finita l’esibizione, però, Madonna, che evidentemente aveva nel frattempo cambiato idea, si avvicinò a Vianello, lo guardò e sussurrò: “You’ve changed!” iniziando lo sketch al quale però a quel punto il presentatore poté solo sorridere, non essendo preparato. Certamente, l’evento che più sconvolse il festival avvenne nel 1967, quando, dopo l’eliminazione della sua canzone, Luigi Tenco fu trovato morto nella sua stanza d’albergo. Tuttora non si sa cosa sia successo, si parlò subito di suicidio, ma alcuni dubitano che il cantautore abbia potuto togliersi la vita e qualcuno ipotizza che possa essersi trattato di un omicidio.

Insomma, tra polemiche, casi sociali, lutti, risate, il festival è ogni anno una tappa importante nella vita degli italiani, un po’ come una Settimana Santa laica (non me ne vogliano i puristi cattolici) e, se si guarda agli ultimi 68 anni, si può dire che basta pensare agli ospiti del festival, ascoltare i brani in gara, per capire che momento storico il nostro Paese stava vivendo.

Il festival cattura tutti perché ha l’enorme ricchezza di essere contemporaneamente evento musicale, evento televisivo e fenomeno di costume e ognuno può trovarci quello che più  gli piace. Diffido di chi snobba Sanremo: come l’Italia, nonostante le tante pecche, se si guarda col cuore non si può fare a meno di amarli.


Claudia Culiersi, giornalista, conduce la trasmissione informativa musicale Music Box insieme a Lucia Marches, in onda su Ciao Radio il venerdì dalle 19.00 alle 20.00.

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