Sanremo 2018: La Vita è adesso.

C’era una volta in un paese lontano, ma non troppo, adagiato sulla riva del mare un popolo stanco e affranto. Ma ogni anno in un teatro di quel paese veniva organizzata una festa che per tutta una settimana allietava il popolo con musica, fiori e divertimento, chiamata Festival di Sanremo.

Anche quest’anno, un martedì di febbraio, mentre il freddo incombeva per le strade, mi sono messa davanti alla televisione in attesa di vedere cosa ci avrebbe riservato il festival targato Baglioni: per la prima volta un festival organizzato da uno che di musica s’intende, senza l’ansia da eliminazione derivata dalla moda dei talent e, visto il cast, con una sorta di tre manifestazioni parallele: quella dei giovani, quella dei cantanti in gara e quella dei superospiti, quasi tutti grandi cantanti italiani, alcuni diventati famosi proprio grazie ad un passaggio in Riviera, ma che lì non tornerebbero mai in gara, mentre tornano volentieri a ricordare come, molti o pochi anni fa, erano apparsi su quel palco un po’ intimiditi per giocarsi la carta giusta per la realizzazione dei loro sogni.

Inizio non convenzionale con Baglioni che, voce fuori campo, invita Fiorello ad iniziare, ed è proprio Fiore ad apparire e ad aprire le danze con battute a raffica: non è un cantante, ma canta, non è un comico ma fa ridere, è anticonvenzionale, politically scorrect ma quel tanto che basta per non essere offensivo, sembra diverso eppure non passa mai il limite dell’educazione e della decenza e regala sorrisi. Tante risate anche nelle sere successive sul palco e dal palco, con l’ironia surreale del mago Forrest (bella l’intesa con la Hunziker dopo tanto Zelig fatto insieme), Virginia Raffaele arriva a sorpresa per spettinare (in senso letterale ma non solo) Baglioni e ironizza sulla sua età, mentre Frassica ricerca il colpevole della morte di Memo Remigi indagando anche sul direttore artistico.

Sul palco, oltre a Baglioni, Michelle Hunziker e PierFrancesco Favino. Nelle prime battute, in verità, la conduzione sembra un po’ pasticciata e la vicinanza della bella svizzera, veloce e ritmata, fa risaltare l’emozione e la scarsa esperienza nella conduzione dei maschietti che vicino a Speedy Michelle sembrano ancora più lenti e imbalsamati, mentre lei vicino a loro sembra una scheggia impazzita. Basta però poco perché i due uomini si sciolgano: Baglioni si mette al servizio della causa: arriva a fare l’imitazione di Virginia Raffaele che imita Belen, canta anche Heide (reminescenza del suo debutto alla conduzione con Anima Mia oltre 20 anni fa) e si dimostra artista a tutto tondo. Favino dona battute e leggerezza (memorabile lo sketch con Edoardo Leo l’ultima sera), balla Despacito, ma fa commuovere col suo monologo sull’emarginazione. Michelle è bella, preparata, ma anche autoironica: non nasconde le (poche) papere, tanto che sembrano essere fatte apposta per renderla meno svizzera e più simpatica; è lei la vera conduttrice.

Si canta molto sul palco, gli ospiti duettano col direttore artistico con brani dello stesso “dittatore” e pezzi di terzi, per omaggiare i grandi della musica. Con Baglioni duettano Biagio Antonacci, Fiorella Mannoia, il Volo con uno struggente ricordo di Sergio Endrigo, Gianna Nannini che incanta con Amore Bello, Piero Pelù e Laura Pausini, che sorprende e mostra il suo calore scendendo dal palco e cantando prima in platea, poi addirittura in mezzo alla strada: le telecamere inquadrano la security preoccupatissima. Pochi gli ospiti stranieri, Sting e James Taylor, che cantano in italiano. Con un direttore come Baglioni era ovvio che ci fosse grande attenzione ai testi delle canzoni in gara: poche parlano d’amore, molti sono i testi sociali.

Tra i brani puramente sentimentali, meritava forse di più Luca Barbarossa, che canta l’evoluzione di una storia d’amore con la verità, ma anche la dolcezza, la discrezione e la soavità che da sempre lo contraddistinguono. Red Canzian fa riflettere sul fatto che ogni uomo ha un suo percorso ed è unico e inimitabile, mentre The Kolors dedicano una canzone al coraggio di Frida Khalo come i Coldplay e Max Gazzè fa di una leggenda un brano lirico, quasi d’opera. Avitabile e Servillo cantano di Scampia, Diodato e Roy Paci ci invitano ad essere davvero vivi e a non vivere solo tramite un monitor e una tastiera, Mirkoeilcane racconta con effetto straniamento la storia delle traversate dei migranti, mentre Lo Stato Sociale, orgoglio bolognese, fa riflettere con brillantezza e ironia sul fatto che purtroppo si viene classificati per il lavoro che si fa e per quanto si guadagna e troppo spesso “se sbagli sei fuori”. Non è dunque un caso che vincano due canzoni di impegno e riflessione sociale.

Ultimo, vincitore tra i giovani, canta Il ballo delle incertezze: lui ha 22 anni e le incertezze sono quelle di tanti, troppi, suoi coetanei che vedono il futuro come un’incognita. Meta e Moro, ormai un’unica entità, si scagliano contro i terroristi islamici, lanciando un messaggio di uguaglianza (“Siamo tutti umani”) ma anche di reazione forte: non avete fatto e ottenuto niente, la vita continua come prima nonostante le vostre inutili guerre, comprese quelle dell’Occidente.

Ci sarebbe molto altro da ricordare di questo Sanremo, come il commosso racconto di Pippo Baudo. Il successo è anche dato dal clima di famiglia raffinata e dalla compresenza di artisti di maggiore esperienza e di altri idoli dei più giovani, come in una grande famiglia convivono, o dovrebbero convivere, diverse generazioni, anche se alla fine il podio è tutto giovane. È già l’1,30, vedo dalla finestra la luce ancora accesa in qualche casa che presto si spegne: qualcun altro ha atteso la fine del festival per andare a dormire forse canticchiando una canzone.

La sera del dì di festa è sempre triste, ritroveremo il festival l’anno prossimo, ma speriamo che ci accompagni, nell’attesa, il clima di festa, una melodia, una battuta che “Strada facendo” ci porti ad una maggiore serenità.

E vissero tutti felici e contenti.


Claudia Culiersi, giornalista, conduce la trasmissione informativa musicale Music Box insieme a Lucia Marches, in onda su Ciao Radio il venerdì dalle 19.00 alle 20.00.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *