Addio a Charles Aznavour, istrione della musica francese

Spesso ci si chiede quale sia il segreto della longevità e ogni volta si danno ricette e consigli spesso reiterati, come se bastasse davvero solo seguire alcuni accorgimenti, spesso di semplice buon senso, per poter vivere a lungo e bene.

Charles Aznavour, che ci ha lasciati a 94 anni, con la sua vita ci ha insegnato il vero segreto della longevità: appassionarsi sempre, seguire le proprie passioni ovunque portino, usare la testa, ma poi ascoltare sempre il cuore e non dimenticare mai di circondarsi di bellezza. Questo ragazzo armeno, ma, come ricorda il Presidente Macron, profondamente francese, sembrava calmo e posato: educato, ben vestito, divertente quanto basta, mai una parola fuori posto, pareva un gentleman un po’ ingessato, ma era sufficiente sentirlo cantare e parlare per rendersi conto che, superati i 90 anni, lo chansonnier aveva ancora fame di arte, di bellezza, di vita.

Edith Piaf in posa col compositore francese Michel Emer (S), l’attore americano Eddie Constantine (2° a D) e il cantante francese Charles Aznavour (D) nel 1950 a Parigi. AFP PHOTO

Sul palco era semplice e quasi minimalista, ma bastava la sua presenza (peraltro certo non ingombrante) per riempire il palcoscenico e comunicare emozioni vere anche a chi occupava l’ultima fila; era un po’ il segreto della sua voce: fioca, eppure arrivava dritto al cuore prima che alle orecchie. Il segreto era che Aznavour non trasmetteva emozioni, ma le condivideva e ciò che il pubblico provava era esattamente quello che lui aveva nel cuore. Saranno state tutte queste ragioni a convincere Edith Piaf che questo ragazzo che faceva un po’ di musica e teatro, aveva dei numeri, così nel 1946 il giovanissimo Charles partì con la Piaf per una lunga tournée e già nel 1950 era una star per tutti i francesi. Negli anni Sessanta e Settanta il suo successo si cementò anche in giro per il mondo, visto che poteva cantare in ben 7 lingue, compreso il napoletano, e divenne l’indiscusso re dell’Olympia di Parigi.

Profondo il suo legame con l’Italia, parlava quasi perfettamente l’italiano, e a Venezia dedicò una delle più belle poesie mai scritte sulla città lagunare, col suo misto di poesia e tristezza. Tanti artisti italiani hanno nel tempo interpretato suoi brani, come Massimo Ranieri, Renato Zero e Laura Pausini, mentre realizzò un intero disco con Iva Zanicchi, e partecipò anche al Festival di Sanremo nel 1981 e nel 1989. Aznavour fu anche attore, e poté essere diretto da alcuni dei più grandi cineasti francesi, come Jacques Cocteau, Claude Lelouche e François Truffaut che lo diresse in quel capolavoro che è ancora Tirez sur le pianiste! scritto per lui.

Vinse un Leone d’Oro alla mostra del cinema di Venezia, un César, gli oscar del cinema francese, e gli fu concessa la Legion d’Onore, massimo riconoscimento della Francia. Non era scontato, perché Aznavour era armeno e aveva pure vissuto in prima persona il genocidio degli armeni e passò tutta la vita a lottare contro chi tale genocidio voleva negare, usando lo strumento che meglio conosceva: l’arte.

Nacque così nel 1989 “Pour toi Armenie”, brano struggente che divenne un progetto umanitario per aiutare i bambini armeni. Ebbe anche un’intensa attività diplomatica che gli valse la nomina di ambasciatore d’Armenia in Svizzera, dove si era trasferito generando non pochi malumori tra i francesi. Con Aznavour se ne va un poeta, l’icona di un’epoca che ormai, da oggi, potrà vivere solo nel ricordo e che era caratterizzata dall’onestà intellettuale e dalla ricerca della bellezza, per questo spero che la sua morte ci lasci un ultimo dono: tanti giovani che si appassionano a quei tempi, a quell’arte per iniziare a costruire un mondo migliore.

Tanti gli hanno reso omaggio, dagli artisti ai politici, ma è tutto il mondo che ama l’arte vera e la bellezza che lo piange e lo ringrazia.


Claudia Culiersi, giornalista, conduce la trasmissione informativa musicale Music Box insieme a Lucia Marches, in onda su Ciao Radio la domenica dalle 9.30 alle 10.30.

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