Sanremo? Un po’ come la vita

È stato un Sanremo difficile questo del 2019, da tutti i punti di vista. È stato pensato e concepito prima del 4 marzo 2018, poi tutto è cambiato, anche i vertici di Viale Mazzini. Questo ha portato il festival ad avere il freno a mano tirato soprattutto politicamente, compromettendo soprattutto le performance di Claudio Bisio, che ha dovuto rinunciare alla satira politico – sociale che è il suo forte. Unico accenno è stato il monologo in cui accusava Baglioni di essere un pericoloso sovversivo partendo dai versi delle sue canzoni.

Virginia Raffaele era stata sconsigliata dai suoi agenti di accettare, ma ha voluto tentare e ha saputo mostrare tutto il suo talento di cantante, comica, attrice e persino contorsionista (rivedetevi lo sketch in cui interpreta l’Habanera), ma purtroppo ha solo lentamente imparato i tempi e i modi della conduzione e ha dato il meglio di sé quando, finalmente, ha potuto cimentarsi nelle imitazioni. Baglioni voleva che al festival fosse protagonista la musica (come da statuto, ha detto più volte) e questo gli è perfettamente riuscito. I duetti, secondo alcuni troppi e inutili, sono invece stati a mio parere i momenti più belli del festival, un unicum incredibile sia musicalmente che culturalmente anche se non tutti sono riusciti.

Baglioni non era nel suo con Ligabue sulle note di “Dio è morto”, ma quando con Venditti ha intonato e suonato a quattro mani “Notte prima degli esami” o con Bocelli ha intonato “Il mare calmo della sera” il cuore non poteva non avere un sussulto. In gara c’erano 24 canzoni, forse un po’ troppe, come ha riconosciuto lo stesso Baglioni che già lancia consigli per “chi verrà dopo di me”: 20 brani bastano. Anch’io vedo il festival come la festa della musica, ma soprattutto la prima sera sentire tutte le 24 canzoni nuove e sconosciute una dopo l’altra ha provato fortemente la pazienza e il sonno dello spettatore medio. A questo proposito Baglioni si è subito definito il “dirottatore artistico”, con la volontà di traghettare il festival verso spiagge nuove, rincorrendo quelli che sono i veri gusti del pubblico, soprattutto dei giovani.

Un risultato l’ha senz’altro ottenuto: i giovani hanno molto televotato e la quantità di Millenials che hanno seguito il festival, su qualunque piattaforma possibile, è stata elevata come non mai, segno che forse Baglioni è riuscito nel suo intento. Peccato che i brani fossero quasi tutti “difficili” musicalmente, solo pochi ritornelli potevano essere canticchiabili domenica mattina, forse perché (ed è un difetto non solo dei brani in gara al festival, ma di tante canzoni attuali) sulla musica prevale il contenuto, sul cantato il recitato e il parlato, basta pensare a “Argentovivo” di Silvestri, canzone intensa, ma completamente rappata e parlata.

Chiaramente molte canzoni in gara parlavano d’amore, ma declinato in vari modi: l’amore per il proprio partner, l’amore per la vita, l’amore per il proprio nonno scomparso, ma quest’anno i brani erano tematicamente vari. Molti brani parlano di alienazione da web: a questo è dedicata tutta la canzone di Silvestri, ma anche Enrico Nigiotti cita “Una rete che non pesca pesci ma pesca noi” e parla di “idoli da scaricare”, mentre Shade e Federica Carta cantano “Ho finito l’autonomia” e “Cancellerei la cronologia”, usando la terminologia del web.

A fare da contraltare a questo c’è, sempre più presente, la voglia di una vita semplice e di cogliere la semplicità di ogni momento: “La ricchezza sta nel semplice” (Nigiotti), “Magari non è niente di speciale ma tutto questo mi fa stare bene” “Forse è tutto qui il mio vivere […] ridere non è difficile se cogli il bello di ogni giorno” (Arisa), “Tutto è un miracolo tutto quello che vedi e non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri” (Cristicchi). Un bel messaggio da lanciare da un palco importante: siamo talmente presi da temere il futuro e rimpiangere il passato che non godiamo più del presente, nemmeno di una bella canzone.

Tra i brani migliori, “Abbi cura di te” di Simone Cristicchi e “Nonno Hollywood” di Enrico Nigiotti che non a caso ha vinto il Premio Lunezia per il miglior testo al festival. Sono due brani molto diversi tra loro. Quello di Cristicchi pare una lettera che Dio scrive all’uomo per rammentargli il miracolo della vita da Lui donata, invitandolo ad avere cura di se stesso in un tempo nel quale l’umanità è la prima nemica di se stessa; è molto recitato, ma quando arriva la musica sembra un’opera, una sinfonia. “Nonno Hollywood” è la lettera di un nipote al nonno scomparso, ma non solo: è una lettera all’infanzia finita, ai punti di riferimento perduti, personali e sociali, è un giovane che chiede agli adulti di indicargli la strada, quella giusta, e lo fa con un linguaggio garbato e commosso, ma giovane e quotidiano.

Per tutta la durate del festival Striscia la notizia ha attaccato duramente Baglioni, mettendo in risalto la sua connivenza con F&P di Salzano, visto che quasi tutti i superospiti lanciavano i loro tour prodotti, appunto, da F&P cui anche Baglioni afferisce. Che ad Antonio Ricci Baglioni non stia molto simpatico è risaputo, mi permetto solo di far notare che ogni anno, a guardare bene e fino in fondo, questo tipo di legami gioca un ruolo importante al festival e invito Striscia a fare il suo giornalismo d’inchiesta anche quando il direttore artistico sarà un altro, perché questo mercimonio è uno dei mali peggiori della musica.

L’anno prossimo il festival compirà 70 anni e la direttrice di Rai Uno ha già detto che si vuole studiare qualcosa di veramente grandioso ed importante, degno di una manifestazione che, nel bene e nel male, rappresenta l’Italia ed è come uno specchio nel quale ogni anno noi italiani ci specchiamo, scoprendoci forse diversi da come pensavamo di essere. Una canzone può fare tanto, può far cadere dittature, può far cambiare idea, non sono solo canzonette, basta lasciarle libere di seguire la loro strada nel cuore della gente senza viverle come un business economico o politico, perché l’arte è libertà. Adesso è il momento di queste canzoni, che, come direbbe Baglioni, iniziano il loro viaggio verso il cuore della gente, un viaggio intenso che spesso dà risultati sorprendenti.

Solo “Strada facendo” scopriremo se questo festival ci ha dato davvero “Musica che resta”.


Claudia Culiersi, giornalista, conduce la trasmissione informativa musicale Music Box insieme a Lucia Marches, in onda su Ciao Radio la domenica dalle 9.30 alle 10.30.

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