Notre Dame: Fuoco che consuma, speranza che rinasce

Tutti gli occhi erano levati verso la sommità della chiesa. Ciò che si vedeva era straordinario. Sulla cima del loggiato più alto, più alto del rosone centrale, c’era una grande fiamma che saliva tra i due orologi tra turbinii di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa [..] Al di sopra delle fiamme, le enormi torri.”
(Victor Hugo, Notre Dame de Paris trad. mia)

Victor Hugo, uno dei più grandi letterati francesi di tutti i tempi, aveva così immaginato l’incendio di Notre Dame in uno dei suoi più famosi romanzi che ha come protagonista proprio la cattedrale parigina. Sono pagine di un lirismo profondo nelle quali la cattedrale sembra animarsi e le statue che la adornano paiono prendere forma tra lo stupore di tutti. Preveggenza? Lo stesso Hugo nella lirica dedicata alla funzione del poeta dice che il poeta è come una torcia che illumina il futuro.

Nessuno però si sarebbe potuto immaginare una tale disgrazia, un accidente tale che in poche ore ha distrutto l’arte di secoli e non solo. La cattedrale di Notre Dame non è infatti solo un’opera d’arte da visitare e ammirare, ma è un simbolo della Francia e dell’Europa, perché simbolo della fede e della cristianità. Non è un caso che, appena i media hanno comunicato che la cattedrale stava andando a fuoco, tante persone siano scese in strada con le lacrime agli occhi e, avvicinandosi quanto più possibile viste le giuste precauzioni della sicurezza, abbiano iniziato a cantare, come a voler accompagnare la “loro” cattedrale nell’ultimo viaggio.

Ognuno poteva intonare quel canto, perché Notre Dame non è di qualcuno, ma è di tutti, non solo in quanto patrimonio dell’umanità UNESCO, ma soprattutto in quanto simbolo di elevazione spirituale, sociale e culturale. Dio ha fatto l’Uomo a sua immagine, e spesso è deludente pensare quanto questo sia tradito dalla realtà, ma ammirando cosa l’Uomo può fare, quali vertici davvero soprannaturali può raggiungere con la sua arte, il suo talento, il suo ingegno, noi uomini riusciamo a fare pace con la parte oscura di noi e ritrovarci uniti, a condividere un’emozione.

In ogni opera si riconosce la luce divina che ogni uomo ha in sé, anche quando la rinnega. Notre Dame ha illuminato davvero Parigi e spiritualmente ogni angolo del mondo col rosso del fuoco, poi, man mano che le fiamme venivano domate, è diventata grigia e fredda, come un fantasma dickensiano che resta pietrificato e grigio come un costante avvertimento. Il fuoco che divampava all’ Île de la cité dovrebbe aver acceso il fuoco della rabbia e del dolore in ognuno di noi per un pezzo di noi che se ne andava.

Ogni volta che vado a Parigi, entro a Notre Dame e mi sento invasa dalla pace e contemporaneamente dal turbamento e dalla commozione nel pensare a quale enorme ricchezza umana vi è racchiusa, il meglio dell’umanità. Lo sguardo viene portato verso l’alto e  poi dritto verso l’altare ad indicare, come era d’uso nelle cattedrali gotiche, che il primo sguardo va a Dio. Poi lo sguardo si muove tutt’attorno in quello che sembra enorme e quasi vuoto eppure dà la sensazione di pienezza. Dopo che il terremoto ha portato via la basilica di san Benedetto a Norcia, un altro pezzo delle nostre radici se ne va e potremmo sentirci smarriti.

Invece il nostro cuore può e deve aprirsi alla speranza; io sono certa che un giorno entrerò in Notre Dame in uno dei miei viaggi a Parigi, che adoro. Nel paese del Trentino nel quale vado in vacanza, durante dei lavori di restauro di quella chiamata dai paesani Pieve, scoppiò un incendio che distrusse il tetto, proprio come una piccola Notre Dame: durante i lavori per il restauro si sono scoperti meravigliosi affreschi, bassorilievi, e oggi la nostra Pieve è più bella di prima. Auguro di cuore che tutto questo accada anche a Notre Dame. Dal fuoco distruttivo può nascere una speranza, come dopo il venerdì di passione arriva la Pasqua, ma questo potrà accadere solo se terremo conto di tutto ciò che questo ci insegna. Troppo spesso siamo noi che trasformiamo in cenere la nostra identità, bistrattandola, considerandola desueta, inutile, persino a tratti ingiusta. Iniziamo a rispettarla e in questo modo a rispettarci, senza darla per scontato. Il rispetto per le radici e la cultura è fondamentale ed è amore e rispetto per noi stessi in primo luogo. Ma forse oggi non ci amiamo più e l’odio che proviamo nei confronti di una società ingiusta e cattiva porta spesso ad odiare anche la parte buona di noi. Cominciamo ad amare la bellezza che ci circonda.

Qui crolla il tempo delle cattedrali
La pietra sarà
Dura come la realtà
In mano a questi vandali e pagani
Che già sono qua
Questo è il giorno che verrà
Oggi è il giorno che verrà

(“Il tempo delle Cattedrali” da Notre Dame de Paris, Cocciante/Panella)


Claudia Culiersi, giornalista, conduce la trasmissione informativa musicale Music Box insieme a Lucia Marches, in onda su Ciao Radio la domenica dalle 9.30 alle 10.30.

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