Mia bella rossa dammi l’allegria del disco di dieci anni fa

Con Milva se ne va una delle maggiori protagoniste della musica italiana e la rappresentante di un’epoca che vide cantare le voci meravigliose di Mina, Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Orietta Berti. E lei, Milva, che tra tutte era forse quella più versatile, capace di passare da “La filanda” a Brecht e Weil, passando per Battiato, Piazzolla e Edith Piaz. Iniziò nelle balere di Goro, paese delle vongole, e tutti restavano incantati dalla sua voce, ma anche dalla sua innata capacità di stare sul palco.

La spinsero dunque a partecipare a un concorso canoro indetto dalla RAI che lei vinse e così poté partecipare al festival di Sanremo, al festival di Napoli, ottenendo sempre grande successo. Conobbe allora Maurizio Corgnati, che sposò nel 1961 e dal quale divorziò nel 1969. La cantante ha sempre sottolineato che Corgnati, dal quale ha avuto una figlia oggi esperta d’arte e curatrice di mostre, è stata la persona più importante della sua vita. In effetti, il rapporto tra i due fu sempre profondo e amichevole e a lui Milva, ragazza di provincia e di paese, deve quell’evoluzione culturale che la porterà a una svolta umana e professionale.

Strehler e Milva a teatro

Proprio in quegli anni Milva iniziò a fare teatro, prima il varietà leggero con Bramieri, poi quello impegnato con Strehler, altra figura fondamentale per la sua crescita culturale e artistica. Da quel momento Milva seppe alternare un repertorio più semplice e popolare, che le permetterà di partecipare più volte al festival di Sanremo tanto da essere l’artista che vi ha partecipato più volte, a uno più colto e raffinato, non privo di connotazioni politiche. Ha affrontato il repertorio di Brecht e Weil, intitolando un suo lavoro Canti per la libertà, poi si avvicinò alla poesia, cantando opere di Alda Merini e di  Tasos Livaditis, poeta greco di estrema sinistra. Incontrò così la musica di Mikis Theodorakis e approdò a Battiato, la cui collaborazione e amicizia diede vita al capolavoro “Alexander Platz”.

L’ultimo album di Milva, uscito nel 2010.

Per lei scrisse anche Enzo Jannacci, che compose una delle sue canzoni più famose, “La rossa”, dedicata al suo caratteristico colore di capelli. Fu anche intrattenitrice televisiva, con lo show Al Paradise  che la vide condurre al fianco di Oreste Lionello e Heather Parisi. Nel 2007 tornò al festival di Sanremo con “Show must go on”, commuovente brano sulle delusioni degli artisti scritto da Giorgio Faletti che collaborerà a tutto il disco In territorio nemico. Nel 2010 festeggiò i cinquant’anni di carriera con il terzo album (la copertina sopra) scritto da Franco Battiato, annunciando contemporaneamente il suo ritiro dalle scene perché, dopo cinquant’anni, era subentrata la stanchezza. Anche quando, nel 2018, su insistente proposta di Cristiano Malgioglio, il festival di Sanremo le tributò il premio alla carriera, a ritirarlo andò la figlia Martina, che ringraziò con sentite parole, perché la sua salute non glielo permetteva.

L’ultima sua immagine è del 26 marzo scorso, quando si è fatta fotografare mentre si vaccinava, invitando tutti a farlo per tornare alla normalità, a vivere. Così, alla notizia della sua morte, alcuni No vax, l’hanno insultata dicendo che se l’è cercata vaccinandosi, e usando la notizia come conferma della negatività del vaccino. Dovremmo invece piangere in silenzio per la scomparsa di un’artista immensa, istrionica e capace di portare la cultura alla gente con semplicità e immediatezza, ma anche con raffinatezza. Questo le è riuscito proprio grazie al fatto che lei aveva conservato la sua natura paesana e popolare, ma aveva saputo elevarsi, studiare, aprirsi al mondo e alla cultura, che ha portato a tutti noi.

La vera colpa è stata non averle forse tributato le attenzioni e i riconoscimenti che avrebbe meritato, mentre è stata l’unica a conquistare riconoscimenti importanti all’estero: era Ufficiale dell’Ordre des arts et des lettres, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Cavaliere della Legion d’onore della Repubblica Francese. Era famosa in Francia, Germania, Argentina, ma anche in Giappone e Corea del Nord, segno che aveva davvero portato il bello della cultura italiana nel mondo.

(Claudia Culiersi)