70 anni di te e di me

Lo chiamavano Agonia, per via dei capelli bruni tenuti lunghi e soprattutto degli occhiali spessi e dalla montatura ingombrante sempre calati a coprire il viso; quando divenne famoso, fu Donatella Raffai a occuparsi di cambiare il suo look rendendolo più giovane, moderno e colorato. Introverso e timido, solo con gli  anni ha saputo mostrare anche la sua vena divertente e ironica, per esempio in occasione della conduzione di Anima mia, programma che Baglioni condusse con Fabio Fazio negli anni Novanta per ricordare e celebrare gli anni Settanta.

Baglioni non ha mai negato di essere stato un secchione e vinse anche un viaggio, il suo primo viaggio in aereo, perché tra i migliori studenti del suo liceo. Oggi che compie 70 anni, per raccontare la sua storia non c’è niente di meglio che ascoltare “Uomo di varie età”, singolo compreso nel suo ultimo CD In questa storia che è la mia nel quale Baglioni racconta la sua storia, dalla musica come passione, ai grandi concerti passando per tante delusioni. Lui ammirava i cantautori impegnati, ma i discografici gli suggerirono di dedicarsi alle canzoni d’amore in modo da essere riconoscibile e non omologarsi: avevano ragione, ma giudicarono che “Questo piccolo grande amore” fosse un buon lato B, preferendo come lato A un brano rimasto poi anonimo.

Baglioni dominò tutti gli anni Settanta come cantore dell’amore e dei sentimenti, con brani che sono rimasti nella storia della musica e che hanno aperto a Baglioni la strada del successo: “Questo piccolo grande amore”, “Sabato pomeriggio”, “…E tu” che Baglioni non rinnega e che sono sempre eseguiti durante i suoi concerti, con il coro del pubblico che spesso copre la voce di Baglioni.

Nel 1981 arrivò la prima svolta con Strada facendo, disco e canzone diversi, innovativi per lo stile di Baglioni: i brani hanno testi meno sentimentali e più esistenziali, i ritmi sono meno lenti e romantici, e arrivano a sfiorare il rock, nella stessa “Strada facendo” e soprattutto in “Via!”. Nel 1985 la svolta si concretizzò con La vita è adesso, che fu il disco più venduto dell’anno e il tour che ne seguì fu giudicato il miglior tour italiano. Nonostante questo nel 1988 Baglioni fu accolto dai fischi durante un grande concerto del Live Aid contro la fame nel mondo: al confronto con altre star del rock e del pop anglosassone e statunitense, il cantautore romano dovette sembrare (e forse sentirsi nonostante la causa) fuori posto.

Nel 1990 arrivò Oltre, un disco complesso, inatteso, che estremizzava quelle che erano state le scelte degli album precedenti: i testi divennero in alcuni casi addirittura ermetici, pieni di riferimenti letterari. Il doppio album, che racconta la storia del mitico Cucaio (il modo in cui Baglioni pronunciava il suo nome da bambino), fu inizialmente un fiasco, che portò Baglioni a ripensarlo, per poi ripubblicarlo rinnovato facendolo diventare un grande successo. Forse perché segnato da questa esperienza, Baglioni tornò solo nel 1995 con Io sono qui, un disco che rappresentò un’altra svolta, perché concepito come un film con tanto di cambi scena e dissolvenze. Ma Baglioni non ha solo saputo evolversi, ha anche saputo creare e inventare, come un grande producer. Fu trai i primi a usare gli stadi per i concerti rock, il primo a mettere il palco al centro dello spazio, stadio o palazzetto, idea poi copiata da grandi rock star. Ogni suo concerto è un’opera d’arte, uno spettacolo a tutto tondo, dalla musica, al ballo, alle esibizioni acrobatiche, in cui si mischiano pensieri, emozioni e note. Non a caso è tra i cantanti più premiati, avendo all’attivo due Festivalbar, otto Vota la voce, otto Wind Music Awards, un Premio Lunezia e sei Telegatti; inoltre al Festival di Sanremo 1985 il brano “Questo piccolo grande amore” venne eletto “Canzone del secolo”. Ha anche firmato la colonna sonora di Fratello Sole Sorella Luna ed è stato conduttore e direttore artistico del festival di Sanremo (al quale non è mai andato in gara) nel 2018 e 2019.  

In tutta la sua carriera Baglioni ha saputo farci sognare, emozionare e riflettere, in modo semplice e pulito, dimostrando di essere rimasto in fondo il ragazzo di Centocelle (memorabile il suo breve concerto fatto dalle finestre di quella che era stata la sua casa nel quartiere popolare di Roma) parlando di sentimenti e interrogativi universali. Per questo i brani di Baglioni vanno ascoltati tutti, cogliendone la profondità e l’importanza del lessico e delle tematiche affrontate, per poi lasciarseli scivolare nell’intimo, dove matureranno dando luogo sempre a nuove riflessioni e scoperte. Il 2 giugno in streaming  si potrà assistere all’opera musicale In questa storia che è la mia, opera pop rock tratta dal suo ultimo disco.

Tanti auguri a Baglioni per i suoi 70 anni, consapevoli che il vero regalo l’ha fatto lui a noi con le sue canzoni e le emozioni che ha sempre saputo regalarci. E per tutte quelle che ancora ci regalerà.

(Claudia Culiersi)