Io son qui con un pizzico di nostalgia: Raffaella non c’è più

Casualmente ero su un sito giornalistico quando ho visto lampeggiare l’Ultim’ora: Morta Raffaella Carrà. Subito mi è uscito spontaneo un “Nooo!” e ho diffuso la notizia tra i miei amici che mi hanno risposto con messaggi dello stesso tenore: “Nooo!!”. Mi sono dunque interrogata sui motivi che hanno portato a questa risposta spontanea.

In primo luogo, c’è stato stupore perché nessuno sapeva che la Raffa nazionale era malata. Anzi, il 18 giugno, giorno del suo compleanno, ha scritto un tweet per ringraziare tutti coloro che le dimostravano affetto e calore e tutto sembrava andare bene. Raffaella ha voluto vivere il suo dolore privatamente, sia per la sua innata e risaputa riservatezza, sia perché ha sempre pensato che il suo compito (e di tutti quelli che fanno – più maldestramente – il suo mestiere) sia regalare serenità e svago anche in momenti difficili e non tediare il pubblico con i propri problemi. Ma la reazione ha anche radici più profonde.

Tutti abbiamo ballato il tuca tuca, tutti abbiamo tentato di indovinare quanti fagioli c’erano nel barattolo, tutti ci siamo commossi davanti alle storie di Carramba che sorpresa!, quindi che questa amica ormai di più generazioni, che è stata fidanzatina, madre, figlia, forse anche un po’ nonna, non ci sia più ci sembra strano, impossibile. Anche perché lei c’è e continuerà ad esserci nei nostri ricordi e, per quel che mi riguarda, nel mio setto nasale deviato perché rotto provando a imitarla mentre intonava “Tanti auguri!” con la famosa mossa. Studiò danza, ma i suoi insegnanti giudicarono che non avrebbe mai potuto essere una brava ballerina, caso mai una discreta coreografa. Lei però voleva essere il top, così studiò recitazione e sbarcò anche a Hollywood dove recitò con Frank Sinatra che la corteggiò senza successo.

Raffaella Carrà insieme a Frank Sinatra

Nel 1969 la scritturarono per Io Agata e tu e dopo le prime puntate in sordina Raffaella chiese di avere solo 3 minuti per esibirsi. Da allora non si è più fermata arrivando a vendere 60 milioni di dischi in tutto il mondo, ottenendo grande successo anche in Spagna (la sua seconda casa), in Sudamerica e negli States. La sua collaborazione con Corrado era diventata figliolanza, Corrado la istruì e lavorare insieme era un piacere, ma la Carrà è stata soprattutto un’innovatrice. Quando si pensò di far iniziare le trasmissioni di Rai 1 alle 12, orario fino ad allora mai tentato dalla televisione italiana, pensarono subito a lei per la conduzione perché era capace, dotata di una volontà di ferro e bella, ma di una bellezza semplice e popolare, che incantava gli uomini senza risultare antipatica alle donne, che in massa si fecero il caschetto come lei.

Raffaella Carrà con Marisa Mell nel 1972.

Negli anni Novanta fu lei a scovare il format di Carramba che sorpresa! che ebbe talmente tanto successo da finire nei dizionari con il conio della parola carrambata, ovvero sorpresa commovente. Più recentemente fu un’accorta coach a The Voice e come ultimo tassello divenne anche giornalista, intervistando, nel programma da lei ideato A raccontare comincia tu, vari amici famosi dei quali svelava i lati più intimi e sconosciuti. Insomma, Raffaella sapeva fare tutto perché si impegnava, si preparava e seppe rivoluzionare anche il festival di Sanremo, da lei condotto nel 2001, quando, tra lo stupore generale, previde suoi duetti con i cantanti in gara: mai visto prima che il conduttore duettasse con i cantanti in gara, a Sanremo vigeva una rigida par condicio.

Pochi mesi fa The Guardian ha pubblicato un articolo su di lei, indicandola come esempio e guida nella liberazione delle donne. Se ci caliamo negli anni Sessanta e Settanta, possiamo capire quanto fosse spregiudicato il tuca tuca, l’ombelico esposto e versi come: “Com’è bello far l’amore […] l’importante è farlo sempre con chi hai voglia tu”, soprattutto cantati da una donna, visto che c’era ancora il reato di adulterio. Raffaella aveva in effetti testi e musiche così popolari e così precursori della modernità, che un suo brano “A far l’amore comincia tu”, è stato recentemente remixato da Bob Sinclair, uno dei massimi dj dei nostri tempi, e in questa versione è diventato la colonna sonora del film premio Oscar La grande bellezza. Il film inizia proprio con le note e la voce della Carrà ad una festa alla quale partecipa il protagonista e il brano è il leitmotiv di tutto il film.

Con Raffaella Carrà se ne va la gioventù non solo individuale, ma anche sociale, il ricordo di un’epoca nella quale si poteva credere ai miracoli, si poteva nutrire speranza e guardare al futuro senza paura. Non mancavano certo i problemi, ma c’era la sensazione (non so se corretta) che ci fosse comunque il modo di risolverli tutti insieme, anche ballando il tuca tuca, che le difficoltà più che dividerci ci unissero, come era successo nel Dopoguerra. Sicuramente la Carrà ha contribuito a cambiare l’Italia, è stata artefice di un’epoca splendente il cui ricordo, paragonato a un oggi di mascherine, chiusure, varianti e impoverimento, rende ancora più difficile il distacco da questa icona. Anche la televisione era più professionale, più curata nonostante ci fossero meno mezzi: contava davvero la bravura e la capacità di usare al meglio quel poco che si aveva, mentre oggi si ha tanto e o si spreca o si taglia, a volte anche la professionalità. Sigle e balletti di Raffaella, le sue immagini, resteranno con noi per farci rivivere un’epoca d’oro che speriamo possa tornare. Per questo ho scelto l’incipit di “Ballo ballo” come titolo: siamo tutti qui, con un pizzico di nostalgia per i lustrini, le paillettes e la nostra serenità.

Claudia Culiersi


Qui il nostro speciale dedicato a Raffaella Carrà, realizzato da Mirco Bencivenni: